sabato 26 dicembre 2020

D'Annunzio e Fiume: un laboratorio di idee e utopie (con video integrale).

Martedì 22 dicembre, in qualità di Presidente di Limes Club Verona, ho moderato una tavola rotonda di presentazione di tre volumi freschi di stampa, dedicati all'Impresa di Fiume guidata da Gabriele d'Annunzio:

Giuseppe de Vergottini - La costituzione secondo d’Annunzio - Luni, 2020;

Davide Rossi (a cura di) - La città di vita cento anni dopo. Fiume, d’Annunzio e il lungo Novecento Adriatico - Cedam, 2020;

Emanuele Merlino (a cura di) - La sola ragione di vivere. D’Annunzio, la Carta del Carnaro e l’esercito liberatore - Passaggio al Bosco, 2020.

Ne hanno discusso il prof. Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, e il prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo de Felice. 

Purtroppo il prof. Stefano Bruno Galli, Assessore all’Autonomia e alla Cultura della Regione Lombardia, non è riuscito a collegarsi per problemi tecnici.

Il tutto è stato impreziosito dagli interventi del Direttore del Teatro Stabile di Verona, Paolo Valerio, che ha letto alcuni passi dannunziani.

Questa la bella locandina dell'evento, che è stato trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di Limes Club Verona:


E qui si può seguire il video integrale:


La Voce del Popolo, quotidiano italiano dell'Istria e del Quarnero, ha dedicato alla conferenza un ampio articolo che si può leggere qui.

domenica 4 ottobre 2020

Lo sconcertante atteggiamento dei media sulla malattia di Trump

Ho appena visto la breve conferenza stampa del medico curante di Trump.

Sicuramente sentirete i media accusare la Casa Bianca di poca trasparenza circa le condizioni di salute del Presidente.

Ma a mio parere, è il modo in cui i media stanno seguendo la malattia di Trump ad essere sconcertante.

Le uniche notizie che dovrebbero interessare, sulle condizioni di salute di Trump, sono: se sta migliorando / peggiorando, se guarirà / non guarirà / se verrà dimesso / quando; se, nel frattempo è in grado di governare o meno. Il resto è circo, contorno. Materia per appassionati di riviste di medicina.

Invece, i giornalisti hanno fatto ripetute domande sui livelli di saturazione di ossigeno, sulla somministrazione di ossigeno supplementare, sugli esami ai polmoni, sul perchè Trump, nelle foto diffuse durante il ricovero, non indossa la mascherina.

Nessuno ha fatto la domanda fondamentale: ovvero se, da quando è stato ricoverato, è sempre stato in grado di GOVERNARE.

Lascia sbigottiti che i giornalisti si accapiglino su dettagli delle terapie che, in confronto, sono assolutamente secondari.

Trump ha preso il Covid... mi chiedono: mazzata finale per le elezioni?

Condivido qui il mio pensiero.
Secondo me è tutto tranne che automatico. Bisogna vedere se si ammala, quanto sta in isolamento, se e come riesce a fare campagna elettorale durante la quarantena, se e come riesce a svolgere le funzioni di Presidente, etc etc.
In altre parole: dipende tutto da come REAGISCE.
E' sintomatico. Magari sta in quarantena come tutti qualche giorno, guarisce presto (spero io) e di nuovo on the road... anzi, la cosa può aiutarlo con la sua politica che è sempre stata quella di convivere con il virus facendo business as usual.
L'infezione di per sè può danneggiarlo solo agli occhi di chi lo vuole dipingere come un "negazionista", ma lui non lo è mai stato, visto che, ad esempio, ha chiuso i voli dalla Cina praticamente subito, e per quello addirittura lo accusarono di essere xenofobo...
Un "negazionista" non avrebbe spedito le navi ospedale pronte ad accogliere i malati nelle zone più a rischio (v. New York).
La prima reazione è stata ottima: ineccepibile e quasi lodevole la trasparenza con cui la Casa Bianca ha comunicato la positività e la quarantena. Un atteggiamento tutt'altro che "negazionista", tra l'altro.
Per cui la malattia, di per sè, è sicuramente una "October surprise", ma lo è per lui come lo è per Biden, perchè Biden deve stare attento.
Questa dirompente novità può anche suscitare un moto di solidarietà umana a favore di Trump, ed esporre il cinismo di coloro che, per motivi politici, gli augurano di ammalarsi se non di morire (argomento che secondo me potrebbe incidere non poco sull'elettorato indipendente).
Questa notizia dimostra ancora una volta che la vita è molto simile ad una partita di golf: giochi la palla come la trovi, tutto dipende da come reagisci alle difficoltà.

Trump secondo me finora ha fatto un long drive, ma è finito nel rough: la bandiera è vicina, potrebbe imbucare come mandare tutto a rotoli. 

Riassuntone del primo dibattito Trump - Biden

Dopo un minuto che Biden stava parlando si è capito perché Trump lo ha soprannominato #sleepyJoe. Really, REALLY low energy.

Dopo un altro minuto si è capito che la partita era 1 contro 2: Trump contro Biden E il moderatore. (Spoiler: Biden non è arrivato primo). Obiettivo di Biden, con i suoi sorrisetti di sottofondo (finchè ha avuto la forza di farli), era quello di far perdere le staffe al notoriamente incazzoso Trump. Che però si è abbastanza contenuto.
Piccolo punto a favore di Trump quando Biden ha negato l’esistenza del “manifesto” congiunto con Sanders (forse perché se ne è dimenticato). Team Biden dovrà fare damage control alla propria sinistra.
Biden si è semplicemente RIFIUTATO di rispondere alla domanda del moderatore sulla procedura di nomina della Corte Suprema (fine dell’ostruzionismo? modifica della composizione?) e il moderatore non ha fatto una piega.
Biden è stato debole/sleepy anche quando ha attaccato Trump sulla gestione della pandemia. Poteva per lui essere una requisitoria, ma proprio gli è mancata l’energia. Trump si è difeso abbastanza bene ma poi ha esagerato nel suo classico stile auto celebrativo.
Una cosa è risultata chiara: Biden tifa contro l’arrivo del vaccino, anche se potrebbe salvare vite, perché non lo aiuterebbe a vincere le elezioni.
Trump molto efficace quando ha sottolineato non solo i costi economici ma anche i rischi sociali (depressione, alcolismo, crisi familiari) del lockdown.
Il grande scoop del New York Times sulle tasse di Trump si è rivelato per quello che è veramente: Trump ha goduto dei benefici fiscali consentiti dall’amministrazione Obama. Tema imbarazzante per Biden, per cui il moderatore è stato veloce a cambiare subito argomento.
Dopo un’oretta Biden ha cominciato a cedere: Il moderatore gli ha fa una domanda sulla politica fiscale e lui ha risposto fischi per fiaschi.
Biden si è rifiutato di rispondere alla domanda sugli impicci di suo figlio con la Russia; anche in questo caso il moderatore glielo ha consentito.
Imbarazzante che il partito democratico abbia affidato la denuncia della “sistemica ingiustizia” che affliggerebbe il sistema americano a Biden, che ha 47 anni di vita pubblica alle spalle (la prima volta che è stato eletto non ero nemmeno nato). Non c’era proprio nessuno di più credibile?
Altra domanda a cui Biden semplicemente non ha risposto, eppure era facile facile: indicare un’associazione di poliziotti che lo appoggi. Silenzio. Imbarazzante.
Involontaria comicità di Biden quando ha risposto, a precisa domanda del moderatore, di non aver chiamato il sindaco di Portland o il governatore dell’Oregon, che sono del suo partito, perché intervenissero per sedare le violenze. “Non ho un incarico pubblico”. Infatti, è solo candidato alla presidenza degli Stati Uniti d'America. E poi pretende che sia Trump a dimostrare leadership nell'unità.
Quelli che hanno avuto la loro proprietà distrutta durante le proteste di questi mesi avranno sicuramente apprezzato quando Biden ha detto: "Antifa is an idea, not an organization”.
Sul clima Trump ha difeso, sorprendentemente, le proprie posizioni in maniera molto più efficace di un Biden ormai visibilmente esausto.
IN SINTESI: un dibattito brutto, litigioso, noioso perchè uno dei due candidati (Biden) è l'ombra soporifera del politico brillante di un tempo (il candidato giusto con quattro anni di ritardo), e l'altro (Trump) è stato ingabbiato dal format e sempre ostacolato dal moderatore.
A mio parere entrambi i team ne escono scontenti: Biden non è crollato, Trump non è deragliato. Repubblicani e Democratici ne escono confermati nelle proprie convinzioni. Gli indipendenti, credo saranno rimasti sconcertati da molti passaggi da catch nel fango, ma nell'incertezza potrebbe comunque prevalere Trump, perchè Biden è veramente, VERAMENTE imbarazzante come candidato Presidente.

Dogana for America - il punto a due mesi dalle presidenziali Usa

Video dell'incontro "Dogana for America" dell'8 settembre organizzato da Qualcosa da dichiarare presso la Vecchia Dogana di fiume di Verona, dedicato alle imminenti elezioni americane, con la media partnership di Heraldo.

Dibattito tra me e Alessandro Tapparini, modera Ernesto Kieffer di Heraldo.

Abbiamo affrontato molti temi, ma non immaginavamo che la malattia di Trump avrebbe fatto "deragliare" la campagna elettorale...



martedì 5 maggio 2020

Quali sono gli Stati che hanno affrontato in maniera più efficace la pandemia?

Sta ri-circolando questa "classifica" realizzata dal consorzio Deep Knowledge Group, e ripresa da Forbes, che giudica l'efficacia con cui i singoli Stati hanno affrontato l'emergenza coronavirus.


Ovviamente, si tratta di una classifica impietosa per l'Italia. E non potrebbe essere altrimenti, visto il disastro a cui tutti abbiamo assistito - e a cui tutti stiamo tutt'ora assistendo, per quanto riguarda la fantomatica "fase 2".
Ma si tratta di una graduatoria comunque tutt'altro che affidabile, predisposta sulla base di criteri a dir poco opinabili e per nulla oggettivi.
Come si fa a mettere nella "top 20" il Belgio, che, in base ai dati ufficiali, ha il numero più alto di morti per milione di abitanti al mondo (se escludiamo San Marino)?
O i Paesi Bassi? Sesto Stato al mondo in base al numero di morti per milione di abitanti (sempre se escludiamo i "micro-Stati).
La Svizzera è all'undicesimo posto della classifica, per dire, ma in base al numero di morti per milioni di abitanti è appena dietro agli Stati Uniti.
Ma vedo che la Cina è al quinto posto dei paesi "top", e questo dice tutto. Per cui possiamo anche chiuderla qui.
Non può essere seria una classifica che mette la Cina nella "top ten".
La condotta di uno Stato non deve essere valutata solo in base al modo in cui ha gestito l'epidemia al proprio interno, ma anche in base alle misure che ha preso per evitare che il contagio si diffondesse all'estero.
Ed è altrettanto evidente che, di conseguenza, la Cina non può trovarsi nei "piani alti" di nessuna classifica.

N.B. tutti i dati a cui faccio riferimento relativi al numero di morti per milione di abitanti li potete trovare qui.

domenica 3 maggio 2020

Succede alle 31: Gli Usa di Trump, fra Covid-19, dazi ed elezioni

Oggi sono stato ospite della diretta social del magazine online Heraldo, insieme a due vecchi amici, Ernesto Kieffer e Alessandro Tapparini.
Abbiamo parlato di come se la passano negli Stati Uniti con il coronavirus e con Trump.
Ne è venuto fuori un dibattito piuttosto interessante. Buona visione!


sabato 2 maggio 2020

Caccia al capro espiatorio: dopo due mesi di Dpcm senza fiatare, ora sperano di cavarsela incolpando Conte

Un disegno tanto cinico quanto inaccettabile, perché le responsabilità del disastro che ci attende dovranno essere equamente suddivise tra chi, per apparente casualità della storia, si è trovato ad esercitare “pieni poteri” – ovvero Giuseppe Conte – e chi, potendo impedirlo, glielo ha consentito
Articolo uscito su Atlantico Quotidiano il 29 aprile 2020

Improvvisamente è iniziato il “tiro al Conte”, versione pandemicamente riveduta e corretta del “tiro al piccione”.

D’un tratto, si sono tutti accorti che i suoi provvedimenti – i famigerati Dpcm – sono liberticidi e incostituzionali. Di chi stiamo parlando? Precisiamo: non ci riferiamo all’opposizione. Sarebbe ingiusto. In una fase in cui il Parlamento è stato marginalizzato, anzi, per settimane praticamente chiuso, l’opposizione è stata marginalizzata al quadrato, se non al cubo. Nella “fase 1”, quella del lockdown, le forze di opposizione hanno potuto solo strepitare, più o meno efficacemente, sui social media o in qualche talk show in collegamento via Skype dal salotto di casa. Ma sempre con prudenza. In quella fase, per i leader dell’opposizione il rischio di essere accusati di comportamento “irresponsabile” di fronte ad una delle crisi più gravi – se non la più grave – della storia della Repubblica, è sempre stato dietro l’angolo. E con esso, il rischio, ancor peggiore, di essere dichiarati “unfit”, “inadatti”, in futuro, a governare. In una democrazia parlamentare come la nostra, in cui le carte, nei momenti decisivi, le dà sempre il Quirinale, “saper stare a tavola” è indispensabile. Il rovescio della medaglia è che se ti privano del luogo dove esercitare propriamente l’opposizione, ovvero il Parlamento, sei tagliato fuori. Al quadrato, al cubo.

No, qui stiamo parlando della maggioranza. Del Movimento 5 Stelle, del Pd, di Leu, di Italia Viva, le forze politiche che sostengono l’attuale governo “giallo-rosso”. La condotta di questa maggioranza ha confermato una regola non scritta ma inderogabile: le norme liberticide, in Italia, si possono fare, eccome se si possono fare, purché sia la sinistra a farle.

Conte ha governato la “fase 1” a colpi di propri decreti, di decreti del presidente del Consiglio – Dpcm, appunto. Ha semplicemente ignorato la Costituzione, e tutti quei casi in cui impone che i limiti all’esercizio delle libertà fondamentali possano essere imposti solo con legge o con provvedimento del giudice, ed ha utilizzato una fonte del diritto, il Dpcm, che nel nostro ordinamento è residuale. Perché i Dpcm, il presidente del Consiglio se li scrive praticamente da solo (li ha controfirmati il solo ministro della salute), non serve delibera del Consiglio dei ministri, non vengono emanati dal presidente della Repubblica, e non devono nemmeno essere convertiti in legge. Conte non poteva farlo, non doveva farlo, ma lo ha fatto. Ma non lo ha fatto “da solo”, glielo hanno lasciato fare.

Ha avuto il pieno appoggio del “complesso mediatico-politico” che costituisce l’attuale maggioranza di governo. Le uniche proteste si sono levate, in tempi non sospetti, da parte di giuristi che gravitano intorno al centrodestra, o che comunque non possono essere ricondotti all’area del centrosinistra. Per il resto: appoggio granitico da parte dei “media” che contano, silenzio dei giuristi, silenzio e/o assenso delle istituzioni di garanzia.

Il primo segnale di cambiamento si è avuto solo con la clamorosa “bocciatura” dei provvedimenti di Conte da parte di Sabino Cassese, una delle voci più autorevoli – se non la più autorevole – del diritto pubblico italiano. Bocciatura che è avvenuta, però, solo a metà aprile, e si è eretta per un paio di settimane come un gigantesco monolite nel deserto dell’acquiescenza.

Poi Conte si è finalmente presentato al Parlamento, per riferire sui provvedimenti adottati e sulle trattative in corso in sede europea. Ne è uscito triturato dagli interventi dell’opposizione (capito perché bisognava chiudere il Parlamento?). E se il Parlamento avesse potuto votare, per il suo governo sarebbe andata ancor peggio.

Soprattutto, quella mattina stessa Repubblica e il Corriere hanno recapitato a Conte un vero e proprio “cartellino giallo”, riferendo, con “scoop” inaudito, che ancora a gennaio il Ministero della salute aveva prefigurato uno scenario così drammatico dell’epidemia da coronavirus da essere “secretato”. Questa vicenda del “piano segreto” – quando è stato predisposto? quando e come è stato attuato? – è solo ora all’esame del Copasir, la commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti (di nuovo: capito perché bisognava chiudere il Parlamento?). Vedremo cosa salterà fuori. Ma ciò che più importa è che gli scoop dei “giornaloni” hanno fatto capire che la caccia al “capro espiatorio” era iniziata.

Ed eccoci infine all’ultimo Dpcm. Contro il quale – meraviglia delle meraviglie – si sono levate autorevoli ed esplicite voci contrarie. Forse Conte si aspettava il diluito malcontento della gente comune, di fronte alla mancanza di un chiaro piano per la “fase 2”. Certamente si attendeva l’impotente rabbia dei piccoli negozianti e commercianti, che vedono protrarsi la chiusura forzata, anche nelle Regioni meno colpite, senza una evidente spiegazione.

Non credo si aspettasse, però, la vigorosa protesta della CEI contro la proroga del divieto delle celebrazioni liturgiche (protesta apparentemente sconfessata dal Papa in persona con un tweet, peraltro).

Ed infine è arrivato anche lui: Matteo Renzi. Facendo buon uso della faccia tosta che lo contraddistingue, il leader di Italia Viva (che fino a prova contraria sostiene il governo Conte) ha dichiarato gagliardamente a Repubblica: “Ora basta, non possiamo calpestare i diritti costituzionali con un Dpcm”. “Questo non è più il mio governo. È un governo al quale noi diamo una mano, con dei ministri, etc”, ha detto ieri sera su La7.

Viene spontaneo chiedere: in che senso “ora basta”? E i precedenti Dpcm, che erano ancora più restrittivi, facciamo finta che non siano mai esistiti?

C’è da chiedersi che cosa sia avvenuto per convincere Renzi – che non fa mai nulla a caso – a muoversi così.

Beh, prima dell’ultimo Dpcm è avvenuta una cosa particolarmente importante per i “poteri forti” che governano l’Italia. Si è perfezionata la tornata delle nomine delle partecipate statali (Eni, Enel, Leonardo-Finmeccanica, etc….), dopo una guerra fratricida in seno al governo che si è combattuta sottotraccia per mesi e che non è stata interrotta nemmeno dalla pandemia. Una guerra che ha avuto, tra i vincitori, proprio Renzi, visto che sono stati confermati molti di coloro che furono nominati in posti cruciali quando era lui ad essere l’”uomo forte”. E che ha avuto, tra gli sconfitti, proprio l’attuale presidente del Consiglio, che è riuscito ad imporre pochissime persone di sua fiducia in ruoli di rilievo.

Ecco, quindi, cosa prefigura l’uscita di Renzi: ora che le nomine cruciali sono state fatte, il presidente del Consiglio, che è stato lasciato a gestire “da solo”, a colpi di Dpcm, la “fase 1”, può essere lasciato, “da solo”, a fungere da “capro espiatorio” del malcontento popolare che monterà, inevitabilmente, a fronte del tracollo economico che si prospetta nei prossimi mesi.

È un disegno tanto cinico quanto inaccettabile, perché le responsabilità del disastro che ci attende dovranno essere equamente suddivise tra chi, per apparente casualità della storia, si è trovato ad esercitare “pieni poteri” – ovvero Giuseppe Conte – e chi, potendo impedirlo, glielo ha consentito.

martedì 21 aprile 2020

Davvero il governo italiano aveva un "piano segreto" per fronteggiare l'epidemia?

Nella prima decade di febbraio girava questo spot del Ministero della Salute sul nuovo coronavirus. In cui, con tono tranquillizzante, si dice testualmente: "non è affatto facile il contagio".



Oggi apprendiamo (da "Corriere della Sera" e "Repubblica", non da sconosciuti siti sovranisti - metto i link nei commenti) che ancora a gennaio il medesimo Ministero della Salute aveva prefigurato uno scenario così catastrofico da essere "secretato" per "non spaventare la popolazione": si prevedevano tra i 600mila e gli 800mila morti senza misure di contenimento.
Poi, però, si è aspettato fino all'inizio di marzo per mettere in campo, appunto, le misure di contenimento.
Credo che sarà necessario ricostruire con attenzione la cronologia dei fatti - partendo dalla "desecretazione" del "piano secretato" - per mettere in luce le varie responsabilità.

mercoledì 15 aprile 2020

Sulla proposta del prof. Burioni per "riaprire l'Italia".

Non contento di aver inanellato, come tutti, la sua dose di errori (del resto, da quando la medicina è una scienza esatta?), e ciò soprattutto all'inizio, quando era decisivo essere lungimiranti e suggerire le mosse giuste, il prof. Burioni, evidentemente e misteriosamente persuaso di aver nel frattempo acquisito il dono dell'infallibilità, avanza la sua proposta per "riaprire l'Italia".
Oltre ad alcune cose condivisibili, propone l'istituzione di una struttura tecnica che avrebbe anche le seguenti prerogative (cito testualmente, aggiungo solo le maiuscole):
"4) MANDATO LEGALE di proporre in modo tempestivo e POSSIBILMENTE VINCOLANTE provvedimenti flessibili in risposta a segnali di ritorno del virus, tra cui forme di isolamento sociale (sospensione di attività, eventi sportivi, scuole, ecc…); GESTIONE DI INFETTI E CONTATTI (implementata anche attraverso l’uso di appropriate tecnologie come smart phones, apps, etc come già sperimentato a Singapore ed in Corea), potenziamento di specifiche strutture sanitarie.
5) CONDIVISIONE DELLA STRATEGIA COMUNICATIVA con l’Ordine dei Giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private per evitare i danni potenziali sia dell’allarmismo esagerato che della sottovalutazione facilona o addirittura negazionista (utilizzando anche l’esperienza sul campo nel rapporto medico-paziente)
".

Quindi, per dirlo in parole povere: "pieni poteri" ai medici - che notoriamente non sbagliano mai... - e "veline" su cosa è giusto scrivere o trasmettere e cosa no - con buona pace per la libertà di stampa, presidio di quella democrazia che l'Italia dovrebbe ancora essere.
Perfavore, ve lo chiedo in ginocchio: facciamo tornare in campo la politica, quella fatta dai rappresentanti democraticamente eletti e perciò responsabili delle scelte che fanno.
E ricollochiamo i prof. Burioni nei posti che loro competono, ovvero in laboratorio a fare ricerca e in cattedra ad insegnare medicina (scienza fondamentale, importantissima, decisiva, chi lo nega, ma a cui è purtroppo estraneo il principio di infallibilità).
Chiosa finale: se l'Ordine dei Giornalisti dovesse prestarsi ad una proposta del genere, ravviserei, per la prima volta, una vera ragione per essere d'accordo con chi, da tempo, ne richiede l'abolizione (argomento che mi ha sempre lasciato piuttosto "freddo").


sabato 11 aprile 2020

Fact checking: ma chi ha approvato il MES?

Premessa

La conferenza stampa del Presidente del Consiglio Conte di ieri sera ha incendiato le polemiche che si trascinano da mesi intorno al tema del Meccanismo Europeo di Stabilità.
Conte ha sottolineato come il Mes esista fin dal 2012, e che pertanto le accuse che gli sono state mosse dall'opposizione di aver "firmato", l'altra sera, il Mes sono delle "menzogne". Nella foga, per di più, Giuseppe Conte - sbagliandosi - ha detto che all'epoca dell'approvazione del Mes Giorgia Meloni era ministro.
Le accuse mosse mosse da Conte in diretta tv a Salvini e Meloni hanno causato la reazione veemente dell'opposizione.

Ma come stanno le cose?

Cerchiamo di fare un po' di ordine.
Il MES (acronimo di Meccanismo Europeo di Stabilità) è il meccanismo permanente di stabilità dell'area euro, che ha affiancato e poi sostituito gli strumenti transitori di stabilizzazione finanziaria (European financial stabilisation mechanism, EFSM, e European financial stability facility, EFSF) che erano istituiti originariamente per 3 anni (fino al 31 dicembre 2012), e poi prorogati fino al 30 giugno 2013.
Nel 2011, durante il governo Berlusconi (di cui Giorgia Meloni era ministro), fu approvata l'aggiunta di un paragrafo all'art. 136 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea.
Questo il testo: "Gli Stati membri la cui moneta è l'euro POSSONO istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell'ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità".
Quindi il governo Berlusconi approvò la POSSIBILITÀ di creare il Mes. I cui contenuti concreti erano, però, tutti da negoziare.


A cosa serviva questa clausola?

Serviva a dare una base giuridica al Mes inteso come meccanismo di stabilità anche su base intergovernativa, e quindi, ove ritenuto necessario, svincolato dal c.d. "metodo comunitario". Che fu poi la soluzione adottata. 
Per quanto riguarda il Mes, infatti, non è previsto alcun potere di proposta e/o di consultazione per la Commissione europea e per il Parlamento europeo. Inoltre, non è previsto alcun intervento diretto del bilancio UE, perchè il Mes è finanziato da contributi degli Stati membri interessati sotto forma di prestiti e garanzie.
Insomma, il Mes c'entra con l'UE, non si può negarlo, ma solo perchè i suoi Stati membri sono tutti membri dell'UE (e dell'euro). E funziona con regole tutte sue.

Quali regole?

Quelle che sono state definite con il trattato istitutivo del Mes vero e proprio (48 articoli), che è stato approvato il 2 febbraio 2012, ed è stato ratificato dal Parlamento italiano il 23 luglio 2012. Chi era, in entrambi i casi, Presidente del Consiglio? Mario Monti. E Giorgia Meloni non era più ministro*.

Già, perché nel frattempo Berlusconi, nel novembre 2011, era stato costretto a dimettersi, avendo perso la maggioranza nel bel mezzo (o, se preferite, a causa) della "battaglia dello spread".

Si può dire dunque che chi ha lavorato sul MES è stato il Governo Berlusconi e invece dopo 10 settimane è stato firmato dal Governo Monti?

Solo in parte. Solo in parte!
Certo, chi ha aperto alla possibilità del Mes è stato il governo Berlusconi, con ministro dell'economia Giulio Tremonti. Governo che poi è stato tolto di mezzo forzatamente con la battaglia dello "spread". Dopodiché è stato messo in sella il governo Monti, che ha approvato QUESTO Mes. 

Quale è la differenza tra il meccanismo di stabilità che aveva in mente Tremonti (almeno in base alle intenzioni espresse a suo tempo) e quello che è stato approvato? 

Che il meccanismo di stabilità della zona euro che aveva in mente Tremonti doveva essere la base per gli eurobond
Mentre il Mes che è stato approvato è esattamente il contrario (come ha chiarito lo stesso Giuseppe Conte nella sua conferenza stampa di ieri sera).

* Per completezza, Giorgia Meloni risultò assente anche alla votazione sul Mes in Parlamento. Considerata l'importanza dell'argomento, una chiara dimostrazione di dissenso. 

Letture - L'errore di calcolo di Bin Laden

L'articolo " Bin Laden’s Catastrophic Success " di Nelly Lahoud, pubblicato su Foreign Affairs nel settembre/ottobre 2021 , c...