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martedì 5 maggio 2020

Quali sono gli Stati che hanno affrontato in maniera più efficace la pandemia?

Sta ri-circolando questa "classifica" realizzata dal consorzio Deep Knowledge Group, e ripresa da Forbes, che giudica l'efficacia con cui i singoli Stati hanno affrontato l'emergenza coronavirus.


Ovviamente, si tratta di una classifica impietosa per l'Italia. E non potrebbe essere altrimenti, visto il disastro a cui tutti abbiamo assistito - e a cui tutti stiamo tutt'ora assistendo, per quanto riguarda la fantomatica "fase 2".
Ma si tratta di una graduatoria comunque tutt'altro che affidabile, predisposta sulla base di criteri a dir poco opinabili e per nulla oggettivi.
Come si fa a mettere nella "top 20" il Belgio, che, in base ai dati ufficiali, ha il numero più alto di morti per milione di abitanti al mondo (se escludiamo San Marino)?
O i Paesi Bassi? Sesto Stato al mondo in base al numero di morti per milione di abitanti (sempre se escludiamo i "micro-Stati).
La Svizzera è all'undicesimo posto della classifica, per dire, ma in base al numero di morti per milioni di abitanti è appena dietro agli Stati Uniti.
Ma vedo che la Cina è al quinto posto dei paesi "top", e questo dice tutto. Per cui possiamo anche chiuderla qui.
Non può essere seria una classifica che mette la Cina nella "top ten".
La condotta di uno Stato non deve essere valutata solo in base al modo in cui ha gestito l'epidemia al proprio interno, ma anche in base alle misure che ha preso per evitare che il contagio si diffondesse all'estero.
Ed è altrettanto evidente che, di conseguenza, la Cina non può trovarsi nei "piani alti" di nessuna classifica.

N.B. tutti i dati a cui faccio riferimento relativi al numero di morti per milione di abitanti li potete trovare qui.

domenica 3 maggio 2020

Succede alle 31: Gli Usa di Trump, fra Covid-19, dazi ed elezioni

Oggi sono stato ospite della diretta social del magazine online Heraldo, insieme a due vecchi amici, Ernesto Kieffer e Alessandro Tapparini.
Abbiamo parlato di come se la passano negli Stati Uniti con il coronavirus e con Trump.
Ne è venuto fuori un dibattito piuttosto interessante. Buona visione!


martedì 21 aprile 2020

Davvero il governo italiano aveva un "piano segreto" per fronteggiare l'epidemia?

Nella prima decade di febbraio girava questo spot del Ministero della Salute sul nuovo coronavirus. In cui, con tono tranquillizzante, si dice testualmente: "non è affatto facile il contagio".



Oggi apprendiamo (da "Corriere della Sera" e "Repubblica", non da sconosciuti siti sovranisti - metto i link nei commenti) che ancora a gennaio il medesimo Ministero della Salute aveva prefigurato uno scenario così catastrofico da essere "secretato" per "non spaventare la popolazione": si prevedevano tra i 600mila e gli 800mila morti senza misure di contenimento.
Poi, però, si è aspettato fino all'inizio di marzo per mettere in campo, appunto, le misure di contenimento.
Credo che sarà necessario ricostruire con attenzione la cronologia dei fatti - partendo dalla "desecretazione" del "piano secretato" - per mettere in luce le varie responsabilità.

mercoledì 15 aprile 2020

Sulla proposta del prof. Burioni per "riaprire l'Italia".

Non contento di aver inanellato, come tutti, la sua dose di errori (del resto, da quando la medicina è una scienza esatta?), e ciò soprattutto all'inizio, quando era decisivo essere lungimiranti e suggerire le mosse giuste, il prof. Burioni, evidentemente e misteriosamente persuaso di aver nel frattempo acquisito il dono dell'infallibilità, avanza la sua proposta per "riaprire l'Italia".
Oltre ad alcune cose condivisibili, propone l'istituzione di una struttura tecnica che avrebbe anche le seguenti prerogative (cito testualmente, aggiungo solo le maiuscole):
"4) MANDATO LEGALE di proporre in modo tempestivo e POSSIBILMENTE VINCOLANTE provvedimenti flessibili in risposta a segnali di ritorno del virus, tra cui forme di isolamento sociale (sospensione di attività, eventi sportivi, scuole, ecc…); GESTIONE DI INFETTI E CONTATTI (implementata anche attraverso l’uso di appropriate tecnologie come smart phones, apps, etc come già sperimentato a Singapore ed in Corea), potenziamento di specifiche strutture sanitarie.
5) CONDIVISIONE DELLA STRATEGIA COMUNICATIVA con l’Ordine dei Giornalisti e i maggiori quotidiani a tiratura nazionale, nonché le principali testate radio-televisive pubbliche e private per evitare i danni potenziali sia dell’allarmismo esagerato che della sottovalutazione facilona o addirittura negazionista (utilizzando anche l’esperienza sul campo nel rapporto medico-paziente)
".

Quindi, per dirlo in parole povere: "pieni poteri" ai medici - che notoriamente non sbagliano mai... - e "veline" su cosa è giusto scrivere o trasmettere e cosa no - con buona pace per la libertà di stampa, presidio di quella democrazia che l'Italia dovrebbe ancora essere.
Perfavore, ve lo chiedo in ginocchio: facciamo tornare in campo la politica, quella fatta dai rappresentanti democraticamente eletti e perciò responsabili delle scelte che fanno.
E ricollochiamo i prof. Burioni nei posti che loro competono, ovvero in laboratorio a fare ricerca e in cattedra ad insegnare medicina (scienza fondamentale, importantissima, decisiva, chi lo nega, ma a cui è purtroppo estraneo il principio di infallibilità).
Chiosa finale: se l'Ordine dei Giornalisti dovesse prestarsi ad una proposta del genere, ravviserei, per la prima volta, una vera ragione per essere d'accordo con chi, da tempo, ne richiede l'abolizione (argomento che mi ha sempre lasciato piuttosto "freddo").


sabato 28 marzo 2020

Odio riconoscerlo, ma Renzi ha ragione: serve un piano per ripartire

Oggi, per la prima volta, credo, mi sono trovato d'accordo con Matteo Renzi. A suo modo è un piccolo evento, e voglio riconoscerlo.

Mi sono trovato d'accordo quando ha detto, in un'intervista all'"Avvenire", che è necessario definire subito, adesso un piano per "riaprire" l'Italia, per farla uscire dalla quarantena. E ciò a fronte della consapevolezza che con il coronavirus dovremo imparare a combattere ancora per settimane, forse mesi, forse anni. Fino a quando non si troverà una cura, o un vaccino. Nel frattempo, però, non si può rimanere (quasi) tutti chiusi in casa ad aspettare che il problema si risolva da solo. Perchè ci sono molti, troppi (anziani, disoccupati, tutte le fasce deboli) che, durante la quarantena sine die, rischiano di salvarsi dal virus ma di morire letteralmente di fame. E' quindi urgente definire una strategia per ripartire. 

Beh, devo dire che con questo ragionamento sono d'accordo.

Dal punto di vista tattico, certo, si è trattato di un modo facile, per Renzi, per ottenere un po' di visibilità dopo un po' che non "toccava palla", e per posizionarsi nel dibattito sull'insostenibilità dell'attuale blocco produttivo. Dibattito che per ora è sottotraccia, ma che, è facile prevedere, esploderà, inevitabilmente, tra breve. Perché è evidente che questa situazione non può reggere. Renzi si è posizionato, e tra qualche giorno avrà gioco facile nel dire: "ve l'avevo detto, io".

E vero, la sua uscita è stata subito accolta da un coro unanime di reazioni negative. In prima fila si sono schierati, zelanti, gli scienziati, e, in seconda fila, i politici, di ogni colore. La politica è debole, ha paura di urtare le sensibilità: sia di quelli che sono in casa e vorrebbero andare a lavorare per sbarcare il lunario; sia di quelli che al lavoro non ci vogliono andare perché hanno paura (giustamente, vista l'evoluzione dell'epidemia) . Così, all'attacco contro l'idea anche solo di parlare di "riapertura", sono stati scatenati gli "esperti", quelli che dall'inizio di questa crisi si sono, ormai, contraddetti tra di loro non si sa quante volte.

Siamo ancora nella fase in cui non si può "disturbare il manovratore". Anche se non ha la più pallida idea di dove andare. Ed invece è essenziale parlare proprio di questo, visto che, in molti, durante la quarantena, abbiamo un sacco di tempo libero: a questo punto, qual è il piano per uscirne?

Non bisogna avere il timore che, cominciando a parlare del "dopo quarantena", la gente cominci a non rispettarla. Si tratterebbe di un atteggiamento paternalistico e miope. La gente ha necessità di sapere che i sacrifici di oggi sono solo la prima fase di un progetto più ampio, che riguarda anche il dopo, e che ci porterà fuori dall'emergenza. Se sarà rassicurata su questo aspetto, sarà motivata a rinunciare alle proprie libertà, e non per decreto, ma per la convinzione che chi è al comando ha le idee chiare sulla strada giusta da prendere.

giovedì 19 marzo 2020

Per gli operatori sanitari, il contagio da Coronavirus in ambito professionale è infortunio sul lavoro

Con nota del 17 marzo 2020 n. 3675, l'INAIL ha chiarito che i contagi da Covid-19 di medici, di infermieri e di altri operatori di strutture sanitarie in genere, dipendenti del Servizio sanitario nazionale e, in generale, di qualsiasi altra Struttura sanitaria pubblica o privata assicurata con l’Istituto, avvenuti nell’ambiente di lavoro oppure per causa determinata dallo svolgimento dell’attività lavorativa, sono inquadrati nella categoria degli infortuni sul lavoro. 

Pare un'ovvietà, ma evidentemente si è ritenuto opportuno fugare ogni dubbio...!

martedì 17 marzo 2020

Il protocollo Governo-parti sociali per il contrasto dell'emergenza Coronavirus: contenuti e indicazioni operative.

Come dicevo nel precedente post, il 14 marzo Governo e organizzazioni datoriali e sindacali hanno sottoscritto un Protocollo condiviso di regolazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”.

Il protocollo si applica a tutti i datori e luoghi di lavoro privati la cui attività non sia stata sospesa dal DPCM 11 marzo 2020.

Approfondisco qui l'argomento, con un'analisi dei contenuti ed alcuni suggerimenti operativi per l'applicazione.

1) Divieto di accesso al luogo di lavoro dei soggetti "a rischio".

Un presupposto operativo del protocollo è che non può accedere al luogo di lavoro:
- chi abbia temperatura corporea superiore a 37,5° o altri sintomi influenzali.
- chi negli ultimi 14 giorni abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19.

Il protocollo non è scritto benissimo, ma mi sento di poter affermare che questi divieti si applicano a tutti coloro che intendano entrare in Azienda (personale, fornitori, visitatori, ma io aggiungerei anche titolari).

Per quanto riguarda il primo aspetto, il personale può essere sottoposto a controllo della temperatura corporea prima dell'accesso al luogo di lavoro. Ma tale rilevazione (identificazione del soggetto, registrazione e trattamento dei dati, informativa etc.) deve avvenire nel rispetto normativa in materia di privacy.

Per quanto riguarda il secondo aspetto, è possibile richiedere una dichiarazione attestante l'assenza di contatti, negli ultimi 14 giorni, con soggetti risultati positivi al COVID-19, ma occorre tenere conto del fatto che l'acquisizione della dichiarazione costituisce trattamento dei dati, che pure deve essere effettuato (quanto a identificazione, registrazione e trattamento dei dati, informativa etc.) nel rispetto della disciplina vigente in materia di privacy.

2) Gli obblighi informativi

Il datore di lavoro deve predisporre delle apposite informative circa le disposizioni delle Autorità riguardanti l'emergenza. Queste informative sono destinate non solo ai lavoratori ma "a chiunque entri in azienda", e devono essere predisposte utilizzando "le modalità più idonee ed efficaci" (affissioni, depliants, e-mail, etc.). 

Le informative riguardano:
- il divieto di ingresso per chi ha temperatura corporea superiore a 37,5°;
- il divieto di ingresso a chi, negli ultimi 14 giorni, ha avuto contatti con soggetti COVID-19 positivi;
- l'impegno a rispettare le misure di sicurezza (distanza interpersonale, igiene delle mani etc.)
- l'impegno a informare tempestivamente il datore di lavoro dell'insorgenza di sintomi influenzali durante l'orario di lavoro.

3) Accesso di fornitori esterni

La logica organizzativa dev'essere quella di ridurre al minimo gli accessi. Ad esempio gli autisti delle imprese di trasporto non devono entrare nei locali aziendali se non è necessario. Tale logica deve essere perseguita nel definire le procedure di ingresso, transito e uscita. E' previsto il divieto di utilizzo, da parte di soggetti esterni, dei servizi igienici del personale dipendente.

4) Pulizia e sanificazione periodica

Il datore di lavoro deve assicurare:
- la pulizia e la sanificazione periodica dei locali;
- in caso di presenza accertata di un soggetto COVID-19 positivo, la pulizia e la sanificazione devono seguire le procedure stabilite dal Ministero della Salute (circ. n. 5443 del 22 febbraio 2020);
- occorre garantire la pulizia a fine turno (cioè: ogni giorno) e la sanificazione periodica di tastiere, schermi touch, mouse con adeguati detergenti;
- in caso di interventi speciali e periodici di pulizia previsti dalle indicazioni del Ministero della Salute si può fare ricorso agli ammortizzatori sociali.

5) Precauzioni igieniche personali

Il protocollo richiama il famoso "decalogo" ormai noto a tutti, elaborato da Istituto Superiore della Sanità e Ministero della Salute. E stabilisce che il datore di lavoro deve mettere a disposizione idonei mezzi detergenti per le mani.

6) Dispositivi di protezione individuale (mascherine in primis)

Obbligatori nei casi in cui non sia possibile mantenere la distanza interpersonale minore di un metro.

7) Gestione spazi comuni; 8) Organizzazione aziendale; 9) Gestione entrata e uscita dei dipendenti

La filosofia di fondo è quella di favorire la riduzione al minimo indispensabile ("rarefazione") dei contatti, garantire la sanificazione, e ridurre al minimo la presenza sul luogo di lavoro.

In particolare, sono sospese e annullate tutte le trasferte/viaggi di lavoro nazionali e internazionali, anche se già concordati o organizzati.

10) Spostamenti interni, riunioni, eventi interni e formazione

Anche qui l'approccio è quello di ridurre al minimo i contatti.

In particolare: 
- non sono consentite le riunioni in presenza; se necessarie e urgenti, e se impossibile il collegamento a distanza, deve essere ridotto al minimo il numero dei presenti, garantito il distanziamento interpersonale e la pulizia/areazione dei locali;
- sono sospesi e annullati tutti gli eventi interni e di formazione in aula, mentre è possibile solo la formazione a distanza;
- l'emergenza Covid-19 è giusta causa per il mancato completamento della formazione professionale e/o abilitante per tutti i ruoli/funzioni aziendali in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

11) Gestione di una persona sintomatica in Azienda

La persona sintomatica deve avvertire immediatamente l'ufficio personale, l'Azienda deve provvedere al suo isolamento così come degli altri presenti ed avvisare immediatamente le Autorità.

Soprattutto, è previsto l'obbligo di collaborazione dell'Azienda con le Autorità sanitarie per l'individuazione dei "contatti stretti" di una persona presente in Azienda che sia risultata Covid-19 positiva. Ciò al fine di applicare le procedure di quarantena che saranno ritenute necessarie. Nel periodo dell'indagine, l'Azienda potrà chiedere agli eventuali possibili "contatti stretti" di lasciare cautelativamente lo stabilimento, secondo le indicazioni dell'Autorità sanitaria. Il protocollo non dice, però, quale debba essere il trattamento normativo dell'assenza cautelativamente imposta.

12) Sorveglianza sanitaria / medico competente / RLS

Degno di nota il ruolo "proattivo" affidato al protocollo al medico competente:
- collabora con il datore di lavoro e i rappresentanti del lavoratori per la sicurezza (RLS / RLST) nell'integrare e proporre tutte le misure di regolamentazione legate al Covid-19;
- segnala al datore di lavoro situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti, affinchè l’azienda provveda alla loro tutela nel rispetto della privacy.

lunedì 9 marzo 2020

L'emergenza "coronavirus" e le domande scomode: i DPCM che hanno reso tutta Italia "zona protetta" sono costituzionali?

Ragazze e ragazzi miei, comunque non appena sarà passata la buriana, potremo riflettere su come nel Paese "con la Costituzione più bella del mondo" i diritti fondamentali (libertà di circolazione, libertà di riunione...) possano essere sospesi con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri:

- senza necessità di firma del Presidente della Repubblica;

- senza necessità di voto del Consiglio dei Ministri;

- senza necessità di conversione in legge da parte del Parlamento.


Suggerisco di leggere le riflessioni di vari esperti di diritto costituzionale, che non nascondono le loro perplessità su come le istituzioni stanno affrontando, dal punto di vista normativo, l'attuale fase di emergenza.

Prof. Marco Olivetti dal suo profilo Facebook: "L’emergenza covid-19 impone, ma la Costituzione non va in quarantena. Le fragili basi di decisioni forti".

Prof. Giulio M. Salerno su IlSussidiario.net: "Decreto Coronavirus/ Il giurista: il caos delle regole rischia di aumentare il panico - L'ultimo decreto Conte per fronteggiare l'emergenza coronavirus mostra gravi limiti e deroga alla Costituzione in modo sbagliato e preoccupante".
Prof. Lorenzo Cuocolo su Genova24.it: "Coronavirus, diritti azzerati per decreto. Il costituzionalista Cuocolo: "Correggere il tiro, il Parlamento ritrovi il suo ruolo".
(Grazie all'amico Marco Dani per le segnalazioni).

E da ultimo, sulla deminutio del Parlamento in questa fase, Prof. Andrea Pertici su La Stampa: "Coronavirus, le Camere dimezzate votano il bilancio. Pertici: «Precedente pericoloso» - Il costituzionalista: “Nelle fasi di emergenza il Parlamento deve vigilare sul governo. No a un supercommissario al posto del premier”.
***

Di seguito i principali strumenti normativi adottati dall'esecutivo per affrontare l'emergenza:

1) Decreto legge 23 febbraio 2020 n. 6
"Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19"
(consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale qui)

2) Decreto legge sull'organizzazione giudiziaria
"Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria".
(consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale qui).

3) Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2020
"Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misura urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19
(consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale qui)



4) Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 marzo 2020

"Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale".
(consultabile sul sito della Gazzetta Ufficiale qui)

5) Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 11 marzo 2020
"Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale".

(N.B.: in corso di aggiornamento).

A questo indirizzo la sezione della Gazzetta Ufficiale che raccoglie tutti i provvedimenti emanati dal Governo relativi all'emergenza Coronavirus.

Letture - L'errore di calcolo di Bin Laden

L'articolo " Bin Laden’s Catastrophic Success " di Nelly Lahoud, pubblicato su Foreign Affairs nel settembre/ottobre 2021 , c...