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lunedì 12 agosto 2024

Il test europeo e il voto Usa

Il 9 agosto un mio articolo è stato pubblicato come editoriale sulle testate del gruppo Athesis. E' disponibile online sul sito di Brescia Oggi

venerdì 2 agosto 2024

L'India cerca di approfittare delle difficoltà della Cina rafforzando le sue alleanze nel Sud-est asiatico

I ministri degli esteri di India e ASEAN (Associazioni delle Nazioni del Sud Est Asiatico) si sono incontrati per rafforzare le relazioni e affrontare questioni come l'influenza crescente della Cina e la crisi in Myanmar.

Le relazioni India-ASEAN sono stabili dal 1995, ma il panorama era cambiato con l'ascesa economica della Cina, che aveva attirato come un magnete l'interesse degli Stati membri dell'ASEAN.

Con la propria crescita economica, l'India emerge ora come un serio concorrente alla Cina, guadagnando terreno quale partner commerciale e di sicurezza nell'Indo-Pacifico.

La fiducia nella - o il timore reverenziale nei confronti della Cina sta scemando in molti decisori del Sud-Est asiatico, a causa di promesse non mantenute, progetti infrastrutturali incompleti, e tensioni nel Mar Cinese Meridionale.

L'India ne sta approfittando e promuove la "centralità ASEAN" per stabilizzare e crescere nella regione, strategia supportata da USA, Giappone e Australia, con cui condivide l'alleanza strategica Quad.

L'ASEAN è ora un partner commerciale chiave per l'India con scambi che hanno superato i 122 miliardi di $. Si intensifica anche la cooperazione militare, con significativi accordi di difesa come la vendita di missili BrahMos alle Filippine.

L'India potrebbe ora puntare a cooperazioni bilaterali con i partner ASEAN, specialmente in difesa e sicurezza, approfittando delle difficoltà della Cina per espandere il proprio ruolo nel Sud-est asiatico.

domenica 4 ottobre 2020

Dogana for America - il punto a due mesi dalle presidenziali Usa

Video dell'incontro "Dogana for America" dell'8 settembre organizzato da Qualcosa da dichiarare presso la Vecchia Dogana di fiume di Verona, dedicato alle imminenti elezioni americane, con la media partnership di Heraldo.

Dibattito tra me e Alessandro Tapparini, modera Ernesto Kieffer di Heraldo.

Abbiamo affrontato molti temi, ma non immaginavamo che la malattia di Trump avrebbe fatto "deragliare" la campagna elettorale...



lunedì 29 maggio 2017

Fermate il treno, il macchinista tedesco dà segni di squilibrio

"E' tempo di sbarazzarsi di Trump". Così titola "Der Spiegel" oggi. Considerata l'autorevolezza del settimanale tedesco, è un'affermazione su cui vale la pena soffermarsi.

Cerchiamo, però, di distaccarci dalla polemica più contingente, e di collocarci ad un livello leggermente superiore, al livello, diciamo, della "Storia" con la S maiuscola. 

Da lì si gode una panoramica più ampia, ed è più facile capire che è a dir poco supefacente che un giornale tedesco scriva, con tale superficialità, una roba del genere del Presidente degli Stati Uniti.

Tralasciamo il fatto che l'articolo sia infarcito del più ritrito e inconsistente armamentario polemico elaborato dalla propaganda clintoniana nei confronti di Trump. Quello stesso armamentario - tra parentesi - che ha condotto la Clinton ad una sconfitta tanto cocente quanto imprevista, da cui deve ancora riprendersi.

Sorvoliamo anche sul fatto che invocare la "rimozione" di un Presidente legittimamente eletto dopo poco più di quattro mesi dal suo insediamento dimostra il fondamentale disprezzo che certe elites nutrono per le istituzioni democratiche nazionali.

Qualcuno però deve spiegare all'autore dell'articolo che un conto è "togliere di mezzo" un premier italiano (soprattutto se si chiama Berlusconi);  ben altra cosa, invece, è "togliere di mezzo" un Presidente degli Stati Uniti.

Anche solo immaginarlo è un esercizio molto pericoloso. E francamente preferisco stare alla larga da persone che si lanciano in questo tipo di speculazioni.

D'altro canto, il contesto in cui si inseriscono intemerate come l'articolo di Der Spiegel è stato tracciato dalla stessa Angela Merkel. La Cancelliera, infuriata per l'esito del G7 (unica tra i partecipanti ad averla presa così male, a dir la verità), ha dichiarato di voler dare al progetto europeo un rinnovato impulso. E fin qui non ci sarebbe nulla di male, se la "molla" di questo nuovo impulso non fosse - e qui sta la novità - non tanto anti-Trump, quanto anti-USA. Se si leggono i commenti di oggi, sembra che, dal punto di vista della Merkel, vi sia stato uno strappo nelle relazioni transatlantiche, e che proprio questo strappo la legittimi a proporsi come leader del progetto europeo.

E' necessario che qualcuno dica chiaramente alla Cancelliera che è giunto il momento di ridimensionare i suoi sogni di gloria.

Un'Europa "anti-USA" non si può fare e non è desiderabile. Non si tratterebbe di "Europa", ma di un club ad egemonia tedesca. Può andar bene per altri, ma personalmente non ne subisco il fascino.

Già una volta Berlino ci ha portato a "sbattere"; sarebbe di gran lunga preferibile evitare il bis, grazie.

Non resta che sperare che in questi giorni in Germania siano un po tutti sotto gli effetti di birra scadente.

Qualora così non fosse, rischiamo di scivolare verso tempi oscuri. O forse li stiamo già vivendo.

mercoledì 10 maggio 2017

Licenziare il Direttore dell'FBI: un atto alla Clinton (Bill)

Appresa la notizia del licenziamento del Direttore dell'FBI, i Democratici hanno iniziato subito a far circolare il parallelo con il "Saturday Night Massacre", ovvero il licenziamento di procuratore speciale, procuratore generale e vice procuratore generale da parte di Nixon durante lo scandalo Watergate.

Ma si tratta di un parallelo senza senso.

Innanzitutto, perché Nixon non licenziò mai il Direttore dell'FBI. Inoltre, Trump personalmente, a differenza di Nixon - e diversamente da quanto vogliono far intendere i Democratici e i loro amichetti giornalisti faziosi - non è sotto indagine.

In effetti, degli undici direttori dell'FBI che si sono succeduti nel tempo - se escludiamo i facenti funzione - solo due sono stati licenziati. Oltre a James Comey, in questa lista cortissima va inserito William Sessions, che ricevette il benservito da... Bill Clinton. Sì, proprio il marito di Hillary!

Come nota il Washington Post  la motivazione addotta per il licenziamento di Comey è il modo in cui ha gestito l'indagine sulla moglie... dell'unico altro Presidente che ha licenziato un Direttore dell'FBI. 

Insomma, il parallelo Trump-Nixon, ancora una volta, non regge. Semmai, il licenziamento di Comey è un atto di "stile clintoniano".

 



martedì 9 maggio 2017

Era una serata un po' moscia... e poi Trump ha licenziato il Direttore dell'FBI

ED ERA ORA, aggiungo io.

La motivazione del licenziamento l'ha scritta un vice procuratore generale, ma è trumpismo a 24 carati: a James Comey viene addebitato il modo in cui ha gestito (male, malissimo) le indagini sul c.d "e-mail-gate" in cui è coinvolta Hillary Clinton. Ricorderete: Hillary è accusata di aver scambiato informazioni top secret utilizzando un indirizzo di posta elettronica privata e non governativo. E poi, una volta iniziate le indagini, di aver tentato di occultare il misfatto.

In effetti, Comey (che tra l'altro è un repubblicano) ha fatto incazzare tutti. Prima quando, a luglio 2016, ha annunciato che non c'era materia per processare Hillary (suscitando le ire dei repubblicani); poi quando, poche settimane prima del voto, ha dichiarato che l'indagine era stata riaperta (facendo infuriare i democratici). Tra l'altro la Clinton ha recentemente dichiarato che, a suo parere, è stato proprio questo ultimo atto di Comey a farle perdere le elezioni (e non gli hacker russi).

Divulgata da poche ore la notizia, i due schieramenti si stanno già dando battaglia.

I democratici si stracciano le vesti scandalizzati, sostengono che Trump sostituisce Comey perché stava investigando sui suoi rapporti con Putin. Ma questa è la versione a cui possono credere solo quelli che sono ancora convinti che Obama meritasse il Nobel per la Pace. L'indagine sul c.d. "Russia-gate" si trascina stancamente, dopo mesi di chiacchiere non è saltato fuori nulla di concreto (molto probabilmente perché non c'è nulla) e ormai andrebbe più correttamente battezzata "fuffa-gate".

I trumpisti più convinti, invece, esultano. Sperano, infatti, che la mossa indichi che Trump intende mantenere una delle sue promesse elettorali, tra l'altro fatta in mondovisione: quella di mettere sotto inchiesta Hillary Clinton proprio per l'"e-mail gate".

È il caso di rievocare il momento in cui ha fatto quella promessa, uno dei passaggi topici della campagna presidenziale 2016:




Di sicuro si prospettano tempi scoppiettanti.

Intanto, per chi vuole documentarsi, pubblico di seguito la lettera di licenziamento di Comey e le raccomandazioni del Procuratore Generale e del suo vice.

 

 

 
 
 
 

venerdì 7 aprile 2017

Attacco chimico in Siria: la versione russa è credibile?

Come spesso accade quando gli Stati Uniti intervengono in questa o in quella parte del mondo, le reazioni dell'opinione pubblica, in prevalenza, si allineano lungo le coordinate di consolidati pregiudizi ideologici:
- gli antiamericani non putiniani pensano che alla base ci sia un complotto demo-giudo-pluto-massonico;
- gli antiamericani "amici di Putin" credono alla versione del Cremlino, che del resto, da decenni, è la più avanzata agenzia di propaganda e disinformazione del mondo;
- i filoamericani stanno zitti.


Nel mezzo, pochi, pochissimi si concentrano sui fatti, sulle informazioni disponibili, per maturare una propria opinione.
Quello che sta accadendo in queste ore, relativamente all'attacco chimico in Siria e all'intervento Usa, ne è l'ennesima riprova.
Navigando sui social media, mi imbatto in molte persone - che stimo - che ritengono credibile la versione russa, secondo cui non vi sarebbe stato un attacco chimico da parte di Assad, ma si sarebbe trattato, in sostanza, di un "incidente": ovvero, ovvero, sarebbe stato, sfortunatamente, bombardato un deposito di armi chimiche in mano ai ribelli.

FERMI TUTTI

Ora, io non sono un esperto di armi chimiche, ma ho il brutto vizio di farmi domande. Ed invito queste persone - che stimo - a farsele anche loro.

Prima domanda: se le cose stanno così, vuol dire che i ribelli hanno le armi chimiche? 


Ma questa la lasciamo, per il momento, da parte.

Seconda domanda (più importante per motivi di cronaca): la versione russa è TECNICAMENTE POSSIBILE?

Gli esperti DICONO DI NO.

Copio e incollo da questo articolo della BBC:

"Hamish de Bretton-Gordon, a former commanding officer of the British Armed Forces Joint Chemical Biological Radiological Nuclear (CBRN) Regiment, said it was "pretty fanciful".


"Axiomatically, if you blow up Sarin, you destroy it," he told the BBC.

Chiaro?

Se bombardi il Sarin (perchè di Sarin, sembra, che si sia trattato), non crei una nube tossica, come vogliono far credere i Russi, ma lo distruggi.

Questo lo dice, testualmente, un esperto della materia. Sulla BBC.

Per cui, delle due l'una: o è in atto un complotto su scala globale, ordito per consentire a Trump di sparare 50 missili su un'installazione militare siriana - complotto che sarebbe. a dir poco, eccessivo, visto che gli Usa hanno bombardato in Siria centinaia di volte nel corso del conflitto.

Oppure - ed è la spiegazione più semplice, e a mio modesto parere più convincente - la versione russa, semplicemente, non regge. 


Alla Casa Bianca non c'è più un "signor tentenna".

I segnali che Trump avrebbe agito in Siria c'erano tutti.

5 aprile 2017. Primo segnale: l'intervento al Consiglio di Sicurezza dell'Onu del rappresentante permanente USA Nikki Haley (stella nascente del Partito repubblicano, tra l'altro). L'attacco alla Russia è stato esplicito: "Quanti altri bambini dovranno morire perché alla Russia importi?".
Guardare il video, Guardare la faccia dell'ambasciatore russo al minuto 3:41. Attonito, quasi incredulo.


5 aprile 2017. Secondo segnale. La conferenza stampa congiunta durante la visita del re Abdullah di Giordania, fondamentale alleato degli Stati Uniti in Medio Oriente.  Trump ha aperto il suo intervento condannando l'orribile attacco chimico contro gente innocente, "women, small children, and even beautiful little babies". Trump ha parlato di "affronto all'umanità", ha detto chiaramente che condotte del genere da parte del regime di Assad non sarebbero state più tollerate. Subito dopo, Trump ha lodato le capacità militari del re Abdullah.


6 aprile 2017. Infine, l'attacco. Nelle intenzioni, un'azione militare "chirurgica", una ritorsione diretta contro la base da cui è partito l'aereo che ha condotto l'attacco chimico.
Piccolo, grande particolare: in quella base c'erano anche militari russi. Sono stati preavvertiti, e sono stati evacuati prima dell'attacco.

Il segnale mandato da Trump alla Russia non avrebbe potuto essere più esplicito. E' venuta meno al ruolo di "alleato-garante" di Assad che Obama le aveva consentito, e gli Usa hanno agito di conseguenza.
L'obiettivo chiaro di Trump è quello di ristabilire il ruolo di leadership degli Stati Uniti nella gestione del conflitto siriano, dopo che la Russia, inadempiente, ha screditato il proprio ruolo. Da notare l'appello di Trump a tutte le "Nazioni civilizzate" perchè cooperino con gli Usa per la fine del conflitto.


I media registrano con sorpresa il "cambio di rotta" di Trump in Siria.
In realtà, si tratta di un "cambio di rotta" solo della "caricatura di Trump" che gli stessi media hanno propalato ormai da un anno e più.
In realtà, per chi segue con attenzione quello che Trump fa e dice, l'azione in Siria è tutt'altro che sorprendente.

Perchè Trump non è un ideologo. È un pragmatico. 

Gli è ben chiaro che la fine del conflitto in Siria, e, con esso, la fine del terrorismo globale che in tale conflitto trova le proprie radici, e, più in generale, la stabilità del Medio Oriente, sono nell'interesse primario degli Usa.
Così come gli è ben chiaro che è nell'interesse degli Usa il contenimento del ruolo della Russia, soprattutto se non costituisce fattore di stabilità.
Trump ha fatto quello che Obama aveva annunciato nel 2013, con lo sciagurato proclama della "linea rossa" superata da Assad in occasione di un altro attacco chimico, salvo poi fermarsi. Commettendo uno dei più gravi errori della sua presidenza, forse il più grave. Perchè è stata l'inazione di Obama che ha consentito alla Russia di assumere il ruolo di "alleato-garante" di Assad, e, al tempo stesso, una presenza ed un peso nello scacchiere mediorientale che mai Putin, in precedenza, si sarebbe sognato.

Ora la musica è cambiata. A Putin (ma anche a Teheran, altro alleato di Assad), Trump ha voluto chiaramente dire che alla Casa Bianca non c'è più un "signor tentenna".  

Oltre al pragmatismo, l'azione Usa in Siria dimostra un altro tratto della politica estera di Trump. Il nuovo Presidente Usa è disponibile a riconoscere ad altre superpotenze (Russia, Cina) il ruolo di "garanti" in determinate situazioni di crisi. Ma se esse non adempiono a questo ruolo, gli Stati Uniti sono pronti ad intervenire da soli. 

Il segnale per la Nord Corea non potrebbe essere più chiaro. Più di qualcuno, a Pyongyang, avrà sentito le orecchie fischiare per il rombo dei missili Tomahawk Usa lanciati sulla base aerea siriana di Al Shayrat.

Così come non poteva essere più chiaro il segnale per l'"alleato-garante"della Corea del Nord, ovvero Cina. Del resto, i missili Usa sono partiti nelle stesse ore in cui Trump era a cena con il Presidente cinese. E diceva ai giornalisti, che, dopo il primo colloquio, aveva stabilito le premesse per un'"amicizia" con il leader cinese, senza però "aver ancora ottenuto nulla" in cambio.


mercoledì 5 aprile 2017

Obamagate?

Susan Rice è stata il braccio destro di Obama, suo consigliere per la sicurezza nazionale sino al 20 gennaio 2017 (giorno dell'insediamento di Trump).
E' stata lei - quando era ancora in carica, cioè durante la "transizione" - a chiedere che fossero rivelati ("unmasked") i nomi di collaboratori di Trump che erano stati intercettati "indirettamente" (cioè mentre parlavano con interlocutori stranieri sottoposti a sorveglianza). (Vedi qui un bell'articolo di National Review che spiega per filo e per segno la vicenda).
Perchè è importante? Perchè, ovviamente, i cittadini Usa possono essere intercettati dalle agenzie di intelligence Usa solo con il mandato di un giudice. E se vengono intercettati casualmente, i loro nomi devono rimanere segreti ("masked"), e le conversazioni devono essere maneggiate con molta cautela.
Perchè Susan Rice ha fatto quello che ha fatto? E perchè pochi giorni prima che scoppiasse questo scandalo (di cui, ovviamente, se leggete "Repubblica" o il "Corriere" sarete totalmente all'oscuro), aveva detto di non saperne nulla?
La accusano di aver agito per motivi strettamente politici: sembra, cioè, che il suo scopo fosse che i nomi dei collaboratori di Trump "unmasked" circolassero lungo la catena di comando dei funzionari di Obama ancora in carica.
E, si sa, più le notizie circolano, più ci sono "fughe di notizie". Proprio come quelle che sono finite sui giornali di tutto il mondo, facendo apparire la comunità di intelligence Usa come un vero e proprio colabrodo.
Da "fughe di notizie" di questo tipo nasce la "leggenda" della collusione tra Trump e Putin, e tutto il "circo" messo in piedi dai Democratici e dai loro media preferiti per cercare di impigliare il Presidente appena entrato in carica.
Circo che, sinora, non ha prodotto la prova di nemmeno un atto illegale commesso da Trump o da suoi collaboratori.
Ma la vera notizia, qui, è quello che avrebbe fatto Susan Rice. Il braccio destro di Obama. Che ora è accusata di aver utilizzato il suo livello di accesso ad informazioni riservate per scopi di mera battaglia politica. Obama sapeva quello che faceva il suo braccio destro? #Obamagate


Letture - L'errore di calcolo di Bin Laden

L'articolo " Bin Laden’s Catastrophic Success " di Nelly Lahoud, pubblicato su Foreign Affairs nel settembre/ottobre 2021 , c...