Visualizzazione post con etichetta Paolo Gentiloni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Gentiloni. Mostra tutti i post

venerdì 20 ottobre 2017

Da #enricostaisereno a #paolostaisereno: tecniche renziane di conquista del potere

Quando si tratta di conquistare il potere, Renzi è tanto cinico quanto capace.

Per indurre Gentiloni - premier di un Governo senza infamie e senza lodi, e quindi legittimo aspirante a ritornare a Palazzo Chigi qualora il risultato delle prossime elezioni fosse incerto - a farsi da parte, non è sufficiente una delibera della direzione nazionale del PD.

Quella bastò per schiantare un premier fragile ed espressione di un establishment politicamente debole (in quel momento) come Enrico #staisereno Letta. 


Ora, invece, si va verso le elezioni e siamo sotto manovra di bilancio, per cui la “sfiducia” del partito di riferimento è impensabile e comunque non sarebbe sufficiente.

Ecco quindi un’operazione un po’ più complessa e raffinata: come "colpo di avvertimento", una mozione parlamentare contro la riconferma dell'attuale governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che fa sembrare Gentiloni (e il Presidente della Repubblica) paladini delle banche ben al di là delle loro colpe, e Renzi - che  è l'ispiratore della mozione - paladino dei risparmiatori gabbati. Sì, proprio quel Renzi che è spesso inseguito, nelle sue apparizioni pubbliche, dai risparmiatori incazzati (anche lui, forse, al di là delle sue colpe), e che ha come suo braccio destro Maria Elena Boschi, accusata ad ogni piè sospinto di conflitto di interessi per i grattacapi del padre per il crac della Banca Popolare dell'Etruria.

Vi è da dire, però, che la mossa di Renzi, per ora, è riuscita, perché Gentiloni, per motivi istituzionali, è obbligato a difendere l’autonomia di Bankitalia, ovvero l’ente che ha avuto il compito di vigilare sulle banche, con i brillanti risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Mentre Renzi, nel frangente, è riuscito a rispolverare l'immagine del "rottamatore", che tanto gli fu utile nella conquista del PD, prima, e di Palazzo Chigi, poi.

Insomma, bisogna riconoscere che quando si tratta di scalare la vetta verso il potere Renzi è bravissimo. Il problema è che, poi, è altrettanto scarso a governare, come hanno dimostrato quasi tre anni di governo e, soprattutto, l'incredibile, clamorosa, autolesionistica scoppola presa al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. 

giovedì 1 giugno 2017

Trump lancia il suo amo, i leader europei abboccano, e il Trattato di Parigi è defunto

Trump dichiara che gli Stati Uniti si ritirano dal Trattato di Parigi e vogliono negoziare un trattato più equo, e nel giro di poco, tra le varie reazioni, arriva la dichiarazione congiunta di Francia, Germania e Italia che dicono picche, il Trattato di Parigi non si può "rinegoziare".

Complimenti ai "leader europei". Bravi. Dei veri geni. Affermando che il Trattato di Parigi non è "rinegoziabile", Macron, Merkel e Gentiloni lo hanno definitivamente affondato. Esattamente ciò che Trump voleva.

Il Trattato di Parigi era più immagine che sostanza. Si tende a far passare in secondo piano il piccolo particolare che Obama vi ha aderito utilizzando la fantasiosa categoria dell'"executive agreement", aggirando (o violando?) la Costituzione USA, che richiede che i Trattati internazionali siano ratificati dal Senato. E il Senato USA, il Trattato di Parigi non lo ha mai ratificato. Perché? Perché non ci sono, e, soprattutto, non ci sarebbero mai stati i numeri. In pratica, dal punto di vista USA, il Trattato di Parigi era - a seconda dei punti di vista - uno "zombie" o, comunque, più un catalogo di buone intenzioni che un documento giuridicamente vincolante. 

L'intera vicenda, su cui la stampa di sinistra scriverà nei prossimi giorni fiumi di inchiostro dai toni scandalizzati, è un vero e proprio "teatrino". In pratica, si tratta di "tanto rumore per nulla", un circo piuttosto dozzinale che serve ad entrambi gli schieramenti (Trump e anti-Trump) per accontentare con poco sforzo le rispettive tifoserie. 

Il rifiuto immediato e categorico di "rinegoziare" il Trattato di Parigi è un errore politico perché chiude la porta ad un accordo vero, almeno nel breve periodo. A meno che Macron e Merkel non siano disposti a rimangiarsi l'improvvida dichiarazione di oggi. Su Gentiloni stendiamo un pietoso velo per carità di Patria. 

 

Letture - L'errore di calcolo di Bin Laden

L'articolo " Bin Laden’s Catastrophic Success " di Nelly Lahoud, pubblicato su Foreign Affairs nel settembre/ottobre 2021 , c...