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domenica 14 maggio 2017

Roger Stone, il "principe delle tenebre" che ha aiutato Trump a conquistare la Casa Bianca

Se avete Netflix, se vi piace la politica americana, se non leggete solo Repubblica e se vi interessa capire come Trump è diventato presidente, guardate "Get me Roger Stone".

È il documentario dedicato a uno dei più spregiudicati consulenti politici vicini al Partito repubblicano, che ha avuto un ruolo chiave nella campagna di Donald Trump. 

Appena diciannovenne, Roger Stone finì nel tritacarne dello scandalo Watergate, che costò la presidenza a Nixon. Dopo le dimissioni del 37mo Presidente degli Stati Uniti, ne rimase un fan e ne divenne amico. Fece carriera nel Partito repubblicano, ebbe un ruolo importante nella campagna vittoriosa di Reagan, e poi divenne un potentissimo lobbista, facendo un bel po' di soldi. Nel 1996 fu travolto da uno scandalo a luci rosse ed emarginato. Rientrò "in pista" quando fu incaricato di condurre "sul campo" per George W. Bush la battaglia contro il riconteggio in Florida durante le presidenziali del 2000. Per intenderci, fu lui ad organizzare i manifestanti pro Bush che fronteggiavano i sostenitori di Al Gore all'esterno (ma anche all'interno) del palazzo dove si svolgeva (o meglio, dove avrebbe dovuto svolgersi) il riconteggio manuale delle schede.

Nacque così il "personaggio Roger Stone" di oggi. Non più un "insider", ma un controverso attivista anti-establishment, un dandy culturista e libertario, autore di libri in cui si sostengono le più scatenate teorie cospirazioniste sull'omicidio Kennedy, sul Watergate, su Bill Clinton. Il Roger Stone consulente politico, invece, opera "dietro le quinte".

Ammiratori e detrattori lo considerano un maestro dei "trucchi sporchi" e della c.d. "oppo research" (la raccolta di materiale compromettente su un avversario politico, magari da far trapelare abilmente alla stampa). Uno dei suoi soprannomi preferiti è "principe delle tenebre", anche se sostiene di non aver mai fatto nulla di illegale.

Ebbene, Roger Stone è da lungo tempo consigliere politico di Donald Trump. Anzi, in sostanza afferma di essere stato il primo (a parte Donald Trump stesso, ovviamente) ad aver "visto", molti anni fa, che Trump avrebbe potuto conquistare la Casa Bianca. 

Attenzione però: il documentario è tutt'altro che apologetico ed anzi è a tratti ostile, ma il tutto è da prendere cum grano salis perché Stone è abilissimo nell'autopromozione, e non si cura molto del fatto che si parli male di lui, anche al di là dei suoi "meriti" o "demeriti". Non a caso, uno dei suoi motti - una delle c.d. "Stone rules" - è: "It is better to be infamous than to never be famous at all".



mercoledì 10 maggio 2017

Licenziare il Direttore dell'FBI: un atto alla Clinton (Bill)

Appresa la notizia del licenziamento del Direttore dell'FBI, i Democratici hanno iniziato subito a far circolare il parallelo con il "Saturday Night Massacre", ovvero il licenziamento di procuratore speciale, procuratore generale e vice procuratore generale da parte di Nixon durante lo scandalo Watergate.

Ma si tratta di un parallelo senza senso.

Innanzitutto, perché Nixon non licenziò mai il Direttore dell'FBI. Inoltre, Trump personalmente, a differenza di Nixon - e diversamente da quanto vogliono far intendere i Democratici e i loro amichetti giornalisti faziosi - non è sotto indagine.

In effetti, degli undici direttori dell'FBI che si sono succeduti nel tempo - se escludiamo i facenti funzione - solo due sono stati licenziati. Oltre a James Comey, in questa lista cortissima va inserito William Sessions, che ricevette il benservito da... Bill Clinton. Sì, proprio il marito di Hillary!

Come nota il Washington Post  la motivazione addotta per il licenziamento di Comey è il modo in cui ha gestito l'indagine sulla moglie... dell'unico altro Presidente che ha licenziato un Direttore dell'FBI. 

Insomma, il parallelo Trump-Nixon, ancora una volta, non regge. Semmai, il licenziamento di Comey è un atto di "stile clintoniano".

 



Letture - L'errore di calcolo di Bin Laden

L'articolo " Bin Laden’s Catastrophic Success " di Nelly Lahoud, pubblicato su Foreign Affairs nel settembre/ottobre 2021 , c...