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venerdì 19 gennaio 2018

La destra Usa sogna - o vede - l'"Obamagate"?

Grande agitazione per quasi ventiquattr'ore sui social media negli Stati Uniti, soprattutto nell'area di destra.
L'hashtag #releasethememo ha dominato per ore tra gli argomenti più trendy su Twitter, anche a livello globale.
Si riferisce alla richiesta di rendere pubblico un memorandum confidenziale, depositato presso la Commissione per l'Intelligence della Camera dei Rappresentanti, che conterrebbe notizie "scioccanti": si tratterebbe delle prove degli abusi commessi da pubblici funzionari (di altissimo livello) nell'utilizzo di intercettazioni e sistemi di sorveglianza occulta durante l'ultimo scorcio della presidenza Obama - quello, per intenderci, che ha coinciso con la fase decisiva della campagna presidenziale, e poi con il periodo di transizione tra il Presidente uscente e il neo eletto Trump.
Nel dare impulso al battage ci ha messo del suo anche Wikileaks, promettendo un milione di dollari (in bitcoin...) a chi consegnerà alla piattaforma creata da Assange il memorandum.


E poi ci sarebbe stato l'aiutino degli account "robotizzati" di matrice russa, che avrebbe inondato Twitter dell'argomento.
Nulla di concreto, quindi?
Non proprio.
Qualcosa si sta facendo strada anche sui media main stream, anche se solo su quelli orientati a destra.
Sean Hannity, nel suo tipico monologo, spiega bene la situazione, dicendo testualmente che si tratta di uno scandalo molto più grave del Watergate.
Alcuni membri repubblicani della Camera dei Rappresentanti hanno detto di aver letto il memorandum, e di esserne rimasti scioccati.


Attenzione, però: anche i democratici si stracciano le vesti ad ogni presunto sviluppo del "Russia gate", e poi invariabilmente si tratta di fuffa.
Stiamo a vedere.

martedì 16 maggio 2017

Forse durante le presidenziali Usa del 2016 ci è scappato anche il morto: il misterioso caso di Seth Rich

Oggi, nel mondo alternativo di Twitter, ai primissimi posti tra gli argomenti più discussi troviamo #SethRich.

E' un nome che dice poco a chi non ha una vera e propria fissazione per la politica Usa.

Seth Rich era un giovane di 27 anni, dipendente del Partito democratico USA, ucciso a colpi d'arma da fuoco il 10 luglio 2016 durante una misteriosa aggressione vicino a casa, a Washington DC.

La polizia disse che forse si era trattato di un tentativo di rapina finito male. Fino ad oggi, per questo omicidio nessuno è stato assicurato alla giustizia.

Hillary Clinton, allora candidata alla Casa Bianca proprio per il Partito democratico, citò Seth Rich durante un comizio, "buttandola" peraltro in politica, ovvero dicendo che con norme più restrittive sulla vendita delle armi forse la morte di Seth Rich si sarebbe potuta evitare.

Guardate questo video e andate al minuto 8:45


Oggi, però, arriva un clamoroso colpo di scena.

L'investigatore privato assunto dalla sua famiglia afferma che Seth Rich, poco prima di morire, era in contatto con Wikileaks. Sì, proprio con l'organizzazione di Julian Assange che durante i momenti decisivi della campagna elettorale ha divulgato grande quantità di materiale compromettente per Hillary Clinton.

Ecco il servizio di Fox 5: guardatelo e fatevi un'idea.




La tesi che i Democratici, con l'aiuto dei media "seri", hanno tentato di propalare fino ad oggi è che Wikileaks abbia ottenuto il materiale anti Clinton dai famosi hacker russi, che agirono su ordine di Putin, che, ovviamente, era in combutta con Trump. Peccato, però, che fino ad ora, di tutto ciò non sia saltato fuori uno straccio di prova.

E se non si fosse trattato di hackeraggio? Se si fosse trattato, invece, di "leaks" - ovvero se il materiale fosse stato consegnato a Wikileaks da qualcuno che lavorava all'interno del campo democratico?

Ovviamente i cultori delle cospirazioni oggi imperversano su Twitter, e sono già giunti alle loro conclusioni.

Noi, invece, aspettiamo i prossimi sviluppi.

sabato 6 maggio 2017

"Macron leaks": anche le presidenziali francesi hanno i loro hacker

Colpo di scena nelle ultime ore prima del voto delle presidenziali francesi: anche la campagna elettorale di Macron è rimasta vittima di un hackeraggio informatico.

Qui trovate un servizio piuttosto dettagliato della Reuters.

Attenzione: le similitudini con quanto avvenuto durante le presidenziali USA sono solo parziali.

Innanzitutto, Wikileaks non c'entra, o perlomeno, non c'entra direttamente. Nel senso che le informazioni non sono state divulgate dalla piattaforma gestita da Assange, ma sono state pubblicate su un altro sito che consente la condivisione anonima di files. La differenza non è secondaria, perché Wikileaks si fa vanto di condurre verifiche sull'autenticità delle informazioni, prima di pubblicarle.

La cosa singolare è che Wikileaks si sta dando un bel da fare per verificare, ora, se i #Macronleaks - questo è l'hashtag che gira sui social - contengono notizie false. Quale è l'interesse di Assange nell'investire tempo e risorse per verificare notizie divulgate da altri? Chissà.

La Commissione di controllo della campagna elettorale ha reagito in modo truce, sostanzialmente diffidando i media "seri" dal divulgare i "Macron leaks" senza prima aver verificato la veridicità delle notizie (cosa ovviamente impossibile da fare in poche ore).

Molti si chiedono se questo ennesimo attacco hacker è in grado di influenzare l'esito del voto. Assange, che di queste cose se ne intende, da Twitter si mostra  scettico: ritiene che sia troppo tardi, è iniziato il silenzio elettorale e gli elettori hanno già maturato le proprio decisioni.

Ma allora, quale è l'obiettivo degli hacker? 

Per chi si fa questa domanda, il "sondaggio" lanciato da Wikileaks sul proprio profilo Twitter contiene delle opzioni interessanti: come si dice in inglese, "food for thought".


Letture - L'errore di calcolo di Bin Laden

L'articolo " Bin Laden’s Catastrophic Success " di Nelly Lahoud, pubblicato su Foreign Affairs nel settembre/ottobre 2021 , c...