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domenica 24 gennaio 2021

Piccolo atlante settimanale #2

(Come sempre cliccate sui link azzurri per approfondire)

MONDO - Big Tech

Bandire Trump da tutte le piattaforme non è l'unica cosa su cui i colossi di Internet sono d'accordo. Ad esempio, Facebook e Google hanno deciso di non farsi la guerra sulla pubblicità online, come spiega questo articolo del New York Times.

Ma quanto sono davvero potenti i colossi di Internet? Su questo tema vi consiglio questo video di Dario Fabbri della rivista Limes. In alcuni passaggi la fa un po' "facile", ma spiega bene perché la tesi secondo cui "Facebook, Twitter e Google sono società private per cui possono bannare chi vogliono" è molto, ma molto riduttiva.


ITALIA - andrà davvero tutto bene?

Se non ci diamo una regolata, sembra proprio di no.

Nel 2021 il debito pubblico italiano toccherà la soglia record del 158,5% (fonte: Reuters).

Tra 10 anni, in Italia mancheranno 22mila medici di medicina generale, oltre 47 mila medici del Servizio Sanitario Nazionale e già mancano più di 53mila infermieri (fonte: Sole 24 Ore). In epoca di pandemia, una notizia che mette i brividi.

E negli ultimi anni, il tasso di povertà assoluta in Italia cresce per tutti tranne che per la generazione più anziana.


Sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità le linee guida di anestesisti e medici legali sui criteri di accesso in terapia intensiva quando posti letto e operatori sono "scarsi". Nel Documento si legge che l’età "deve essere considerata nel contesto della valutazione globale della persona malata e non sulla base di cut-off predefiniti". Solo a parità di altre condizioni, il dato anagrafico può avere un ruolo nella valutazione globale della persona malata, in quanto con l’aumentare dell’età si riducono le probabilità di risposta alle cure intensive (fonte: Sole 24Ore).

Dall'inizio della pandemia, le infezioni da Covid di origine professionale denunciate all’Inail al 31/12 sono il 23,7% delle denunce di infortunio giunte all’Istituto nel 2020 (fonte: Sole 24Ore).

Questo mentre l’Italia, tra le principali economie, è quella che, nel 2020, ha avuto più morti attribuite al Covid (in rapporto alla popolazione) e il più elevato calo del PIL rispetto all’anno precedente.


E il mondo del lavoro come va?

C'è chi dice che ormai occorre ammettere che il lavoro a distanza nel pubblico impiego non funziona.

Ed evidentemente non funziona tanto bene neanche nel settore privato, se chi investe nell'immobiliare a livello globale pensa che tra un po' si tornerà, almeno in parte, alla normalità pre pandemia. Ad esempio, l'amministratore delegato di Generali Real Estate Aldo Mazzocco spiega chiaramente: "lo smart working resterà in parte un fenomeno strutturale, richiedendo spazi abitativi più flessibili. Gli uffici si adatteranno alla diffusione del lavoro da remoto, pur restando centrali nella strategia delle grandi aziende".

Diritto e politica

Il Tribunale di Verona sanziona chi cambia casacca in politica. Con una sentenza che fa un po' di clamore, il tribunale scaligero ha affermato che gli eletti possono cambiare liberamente idee o movimento politico, ma, se hanno liberamente e volontariamente promesso di versare al movimento una quota dei compensi derivanti dallo svolgimento di incarichi politici, devono rispettare l'impegno.

Secondo il Tribunale di Roma, intanto, i DPCM che regolano ormai da mesi la vita degli Italiani sono incostituzionali.

E da una controversia tecnica emerge una notizia che colpisce: la Repubblica Italiana si è costituita ad opponendum, dunque a favore della Repubblica Federale Tedesca, nei giudizi civili risarcitori dei parenti delle vittime delle stragi naziste. E il Governo non vuole spiegare perchè. 

Notizie dal mondo della scuola

Il liceo scientifico “Severi” di Milano è stato occupato, "con precauzioni anti Covid", dagli studenti che vogliono tornare alla didattica in presenza: gli studenti si sono comprati da soli il tampone, che poi è stato eseguito da una mamma medico, in cortile, appena finita la didattica a distanza.

Una maestra "no mask" di Treviso, invece, è riuscita nell'ardua impresa di farsi "licenziare" nella scuola pubblica.

La quasi "crisi di governo".

E' in questo contesto che si inserisce la "quasi crisi di governo" scatenata da Matteo Renzi. Se non ne avete ancora capito il motivo, leggete lo "spiegone" di Musso su Atlantico Quotidiano.

E' quasi impossibile, però, che si vada ad elezioni anticipate.
Bastano due numeri per capirlo.


Complice l'entrata in vigore della riforma che dimezza il numero dei parlamentari, se si votasse oggi il Movimento Cinque Stelle passerebbe da 225 seggi a 40 (e il PD da 107 a 74). Un tracollo. E' evidente che faranno di tutto per non andare ad elezioni anticipate.

USA 

Ok, partiamo dal discorso di commiato di Trump. Praticamente un riassuntone della sua presidenza, ovviamente dal suo punto di vista.


Ma si può dire che Trump abbia "anche fatto cose buone"? 

Ma... ma... ma... e con l'assalto al Congresso del 6 gennaio, come la mettiamo?

Il Washington Post (sì, il Washington Post) nasconde nelle pagine locali (della serie, "poi non dite che noi non l'avevamo scritto...") la notizia che, secondo documenti processuali, l'assalto al Congresso del 6 gennaio era stato pianificato con giorni di anticipo. Il che contraddice la narrativa secondo cui sarebbe stato "provocato" dal discorso di Trump.

Certamente, è stata la settimana dell'insediamento di Biden.

Come è stato il suo discorso inaugurale?
In una parola: soporifero, almeno nell'interpretazione.
Lo spiega bene questa immagine di Bill Clinton che, mentre Biden sta facendo il discorso più importante della sua vita (almeno sino ad oggi), schiaccia un pisolino.


Soprattutto, il discorso di Biden è stato divisivo nei contenuti, come spiega bene Federico Punzi: “nel suo discorso Biden ha citato Lincoln, ma pochi giorni prima a Boston i suoi compagni di partito avevano fatto rimuovere la statua del presidente che abolì la schiavitù”.

Una riflessione a margine: se, come spiega bene Punzi, due mandati di Obama hanno aperto lo spazio politico per Trump, e se, come sembra, quello di Biden sarà un “terzo mandato Obama”... si può già prevedere cosa accadrà nel 2024?

Non è detto, perchè l'amministrazione Biden non assomiglia solo ad un terzo mandato Obama. Ma a qualcosa a metà strada tra un terzo mandato Obama e una filiale di Blackrock.

Il sistema americano, comunque, ha grossi problemi da risolvere. Uno tra tutti, la fiducia nei media, che è ai minimi storici: la maggioranza è convinta che i giornalisti cerchino volontariamente di fuorviare il pubblico.

Come dargli torto, se quotidiani "autorevoli" come il Washington Post vengono beccati a "ripulire" l'archivio da notizie imbarazzanti per i nuovi potenti (in questo caso, la neo vicepresidente Kamala Harris)...

La CINA e la competizione globale ai tempi del virus

Il regime cinese vuole mostrarsi come modello vincente mentre le democrazie occidentali sono tutte "malate". E tace sul resto, ad esempio sulle violazioni dei diritti umani. Lo spiega bene questa interessante intervista di Giulio Terzi, ex ambasciatore ed ex ministro degli Esteri del governo Monti.

Se, invece, vi eravate chiesti che fine avesse fatto Jack Ma, il fondatore di Alibaba "sparito nel nulla" dopo aver criticato pubblicamente la politica monetaria del regime di Pechino, beh, il governo cinese ci tiene a farci sapere che è ancora vivo ed è ricomparso in una videoconferenza.


RUSSIA - l'"Operazione ritorno" di Navalny

Le immagini dell'arresto dell'oppositore Alexey Navalny, appena rientrato in Russia, e delle manifestazioni a suo sostegno hanno fatto il giro del mondo. Ma Navalny quanto consenso ha davvero presso l'elettorato russo? Secondo l'analisi di Igor Pellicciari su Formiche, il quadro politico russo è più complesso di quanto ci appare.

Se non ve ne eravate resi conto, gli antichi Romani hanno costruito davvero un sacco di strade:


E per finire, una lista a cui vale la pena di dare un'occhiata:

domenica 17 gennaio 2021

Piccolo atlante settimanale #1

11 gennaio - Stati Uniti - La Corte Suprema si chiama fuori

La Corte Suprema decide di non pronunciarsi prima dell'insediamento di Biden sui ricorsi di Trump & Co. contro i risultati elettorali. Se mai si pronuncerà.

Così facendo, la Corte Suprema ha ribadito, una volta per tutte, il proprio ruolo di "guardiano del sistema". Proprio quel sistema che Trump voleva abbattere politicamente.

Della serie: caro Donald, i Presidenti cambiano, ma il sistema deve restare. Se potrai candidarti, ritenta nel 2024, sarai più fortunato.


12 gennaio - Stati Uniti (ma non solo) e social media - Un po' di strategia

A proposito della censura di massa imposta dai giganti dei social media (Big Tech) a Donald Trump e al suo mondo, da tenere a mente questo tweet di Edward Luttwak, uno che di strategia se ne intende:




12 e 13 gennaio - Stati Uniti - Un po' di scienza

Due notizie ci dicono che il futuro è già tra noi, e solleva interrogativi etici non da poco.

La prima: gli scienziati sono riusciti a creare gli "assembloidi", ovvero mini repliche in vitro, "funzionanti", del sistema nervoso umano. E, forse, hanno trovato il modo di trasferire dati dai computer a cellule viventi. Leggere per credere.

Quale sarà il prossimo passo?


13 gennaio - Italia - Se siete perplessi sulla crisi di governo...

... ricordatevi che siamo ancora tutti in attesa che Matteo Renzi mantenga l'impegno - solennemente pronunciato in Parlamento - di lasciare la politica.

Se non ve lo ricordate (ma sono sicuro che non lo avete dimenticato), ecco qui:



15 gennaio - Italia - Cose che non succedono spesso

La Corte costituzionale italiana ha sollevato questione di costituzionalità davanti a se stessa del primo comma dell’articolo 262 del Codice civile, che, in caso di riconoscimento contemporaneo da parte di entrambi i genitori del figlio nato fuori del matrimonio, stabilisce come regola l’assegnazione del solo cognome paterno.

Vedremo cosa deciderà.

Si profila una decisione che farà rumore, sia per l'argomento, sia per le modalità "a gamba tesa" con cui la Consulta ha deciso di affrontarlo.


15 gennaio - Stati Uniti e mondo - Cosa mai potrà andare storto?

Biden ha nominato Samantha Power amministratrice di USAID - United States Agency for International Development, elevando il ruolo a membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca.

L'USAID è l'agenzia che ufficialmente si occupa, all'estero, di assistenza allo sviluppo e umanitaria. Ma che, meno ufficialmente, è stata anche l'"ombrello" per rischiosi e mal riusciti tentativi di regime change, ad esempio a Cuba, durante il primo mandato Obama, quando Segretario di Stato era Hillary Clinton.

Già ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite durante il secondo mandato Obama, Samantha Power in precedenza, insieme, ovviamente, a Hillary Clinton e Susan Rice, era stata tra i principali sostenitori dell'intervento in Libia nel 2011.

Gli effetti disastrosi di tale intervento, e della sanguinosa guerra civile che ne è seguita, sono ancora sotto gli occhi di tutti.

Per Biden, evidentemente, si tratta un titolo di merito, e Samantha Power è la persona giusta per guidare l'USAID. Per cui, ripetiamo la domanda: cosa mai potrà andare storto?


17 gennaio - Stati Uniti e Russia - la prudenza di Mosca

Ma in Russia come hanno commentato l'inaudito assalto al Campidoglio di Washington del 6 gennaio? Sono rattristati per le difficoltà del presunto "amico" Trump, o hanno festeggiato con libagioni di vodka le divisioni in cui si dibatte lo storico rivale geopolitico a stelle e strisce?

In realtà, Mosca non ha dato molto spazio alla notizia. Il perché lo spiega bene Igor Pellicciari su Formiche: oltre alla cautela sul piano internazionale per l'ingresso della nuova amministrazione Biden, pesano i problemi interni, ed in particolare il timore che si possano riaprire stagioni rivoluzionarie che potrebbero mettere a rischio l'intera struttura istituzionale del Paese.

Un passaggio dell'analisi di Pellicciari, in particolare, andrebbe insegnato nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, perché qui da noi è tutt'altro che "main stream", e spiega bene il punto di vista di Mosca: "A differenza della Cina, la Russia ha formali ambizioni costituzionali liberal-democratiche e, anche se lo ammette a denti stretti, considera l’esperienza occidentale come un modello teorico da seguire, anche quando lo rende oggetto di forti critiche politiche".

sabato 2 maggio 2020

Caccia al capro espiatorio: dopo due mesi di Dpcm senza fiatare, ora sperano di cavarsela incolpando Conte

Un disegno tanto cinico quanto inaccettabile, perché le responsabilità del disastro che ci attende dovranno essere equamente suddivise tra chi, per apparente casualità della storia, si è trovato ad esercitare “pieni poteri” – ovvero Giuseppe Conte – e chi, potendo impedirlo, glielo ha consentito
Articolo uscito su Atlantico Quotidiano il 29 aprile 2020

Improvvisamente è iniziato il “tiro al Conte”, versione pandemicamente riveduta e corretta del “tiro al piccione”.

D’un tratto, si sono tutti accorti che i suoi provvedimenti – i famigerati Dpcm – sono liberticidi e incostituzionali. Di chi stiamo parlando? Precisiamo: non ci riferiamo all’opposizione. Sarebbe ingiusto. In una fase in cui il Parlamento è stato marginalizzato, anzi, per settimane praticamente chiuso, l’opposizione è stata marginalizzata al quadrato, se non al cubo. Nella “fase 1”, quella del lockdown, le forze di opposizione hanno potuto solo strepitare, più o meno efficacemente, sui social media o in qualche talk show in collegamento via Skype dal salotto di casa. Ma sempre con prudenza. In quella fase, per i leader dell’opposizione il rischio di essere accusati di comportamento “irresponsabile” di fronte ad una delle crisi più gravi – se non la più grave – della storia della Repubblica, è sempre stato dietro l’angolo. E con esso, il rischio, ancor peggiore, di essere dichiarati “unfit”, “inadatti”, in futuro, a governare. In una democrazia parlamentare come la nostra, in cui le carte, nei momenti decisivi, le dà sempre il Quirinale, “saper stare a tavola” è indispensabile. Il rovescio della medaglia è che se ti privano del luogo dove esercitare propriamente l’opposizione, ovvero il Parlamento, sei tagliato fuori. Al quadrato, al cubo.

No, qui stiamo parlando della maggioranza. Del Movimento 5 Stelle, del Pd, di Leu, di Italia Viva, le forze politiche che sostengono l’attuale governo “giallo-rosso”. La condotta di questa maggioranza ha confermato una regola non scritta ma inderogabile: le norme liberticide, in Italia, si possono fare, eccome se si possono fare, purché sia la sinistra a farle.

Conte ha governato la “fase 1” a colpi di propri decreti, di decreti del presidente del Consiglio – Dpcm, appunto. Ha semplicemente ignorato la Costituzione, e tutti quei casi in cui impone che i limiti all’esercizio delle libertà fondamentali possano essere imposti solo con legge o con provvedimento del giudice, ed ha utilizzato una fonte del diritto, il Dpcm, che nel nostro ordinamento è residuale. Perché i Dpcm, il presidente del Consiglio se li scrive praticamente da solo (li ha controfirmati il solo ministro della salute), non serve delibera del Consiglio dei ministri, non vengono emanati dal presidente della Repubblica, e non devono nemmeno essere convertiti in legge. Conte non poteva farlo, non doveva farlo, ma lo ha fatto. Ma non lo ha fatto “da solo”, glielo hanno lasciato fare.

Ha avuto il pieno appoggio del “complesso mediatico-politico” che costituisce l’attuale maggioranza di governo. Le uniche proteste si sono levate, in tempi non sospetti, da parte di giuristi che gravitano intorno al centrodestra, o che comunque non possono essere ricondotti all’area del centrosinistra. Per il resto: appoggio granitico da parte dei “media” che contano, silenzio dei giuristi, silenzio e/o assenso delle istituzioni di garanzia.

Il primo segnale di cambiamento si è avuto solo con la clamorosa “bocciatura” dei provvedimenti di Conte da parte di Sabino Cassese, una delle voci più autorevoli – se non la più autorevole – del diritto pubblico italiano. Bocciatura che è avvenuta, però, solo a metà aprile, e si è eretta per un paio di settimane come un gigantesco monolite nel deserto dell’acquiescenza.

Poi Conte si è finalmente presentato al Parlamento, per riferire sui provvedimenti adottati e sulle trattative in corso in sede europea. Ne è uscito triturato dagli interventi dell’opposizione (capito perché bisognava chiudere il Parlamento?). E se il Parlamento avesse potuto votare, per il suo governo sarebbe andata ancor peggio.

Soprattutto, quella mattina stessa Repubblica e il Corriere hanno recapitato a Conte un vero e proprio “cartellino giallo”, riferendo, con “scoop” inaudito, che ancora a gennaio il Ministero della salute aveva prefigurato uno scenario così drammatico dell’epidemia da coronavirus da essere “secretato”. Questa vicenda del “piano segreto” – quando è stato predisposto? quando e come è stato attuato? – è solo ora all’esame del Copasir, la commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti (di nuovo: capito perché bisognava chiudere il Parlamento?). Vedremo cosa salterà fuori. Ma ciò che più importa è che gli scoop dei “giornaloni” hanno fatto capire che la caccia al “capro espiatorio” era iniziata.

Ed eccoci infine all’ultimo Dpcm. Contro il quale – meraviglia delle meraviglie – si sono levate autorevoli ed esplicite voci contrarie. Forse Conte si aspettava il diluito malcontento della gente comune, di fronte alla mancanza di un chiaro piano per la “fase 2”. Certamente si attendeva l’impotente rabbia dei piccoli negozianti e commercianti, che vedono protrarsi la chiusura forzata, anche nelle Regioni meno colpite, senza una evidente spiegazione.

Non credo si aspettasse, però, la vigorosa protesta della CEI contro la proroga del divieto delle celebrazioni liturgiche (protesta apparentemente sconfessata dal Papa in persona con un tweet, peraltro).

Ed infine è arrivato anche lui: Matteo Renzi. Facendo buon uso della faccia tosta che lo contraddistingue, il leader di Italia Viva (che fino a prova contraria sostiene il governo Conte) ha dichiarato gagliardamente a Repubblica: “Ora basta, non possiamo calpestare i diritti costituzionali con un Dpcm”. “Questo non è più il mio governo. È un governo al quale noi diamo una mano, con dei ministri, etc”, ha detto ieri sera su La7.

Viene spontaneo chiedere: in che senso “ora basta”? E i precedenti Dpcm, che erano ancora più restrittivi, facciamo finta che non siano mai esistiti?

C’è da chiedersi che cosa sia avvenuto per convincere Renzi – che non fa mai nulla a caso – a muoversi così.

Beh, prima dell’ultimo Dpcm è avvenuta una cosa particolarmente importante per i “poteri forti” che governano l’Italia. Si è perfezionata la tornata delle nomine delle partecipate statali (Eni, Enel, Leonardo-Finmeccanica, etc….), dopo una guerra fratricida in seno al governo che si è combattuta sottotraccia per mesi e che non è stata interrotta nemmeno dalla pandemia. Una guerra che ha avuto, tra i vincitori, proprio Renzi, visto che sono stati confermati molti di coloro che furono nominati in posti cruciali quando era lui ad essere l’”uomo forte”. E che ha avuto, tra gli sconfitti, proprio l’attuale presidente del Consiglio, che è riuscito ad imporre pochissime persone di sua fiducia in ruoli di rilievo.

Ecco, quindi, cosa prefigura l’uscita di Renzi: ora che le nomine cruciali sono state fatte, il presidente del Consiglio, che è stato lasciato a gestire “da solo”, a colpi di Dpcm, la “fase 1”, può essere lasciato, “da solo”, a fungere da “capro espiatorio” del malcontento popolare che monterà, inevitabilmente, a fronte del tracollo economico che si prospetta nei prossimi mesi.

È un disegno tanto cinico quanto inaccettabile, perché le responsabilità del disastro che ci attende dovranno essere equamente suddivise tra chi, per apparente casualità della storia, si è trovato ad esercitare “pieni poteri” – ovvero Giuseppe Conte – e chi, potendo impedirlo, glielo ha consentito.

sabato 28 marzo 2020

Odio riconoscerlo, ma Renzi ha ragione: serve un piano per ripartire

Oggi, per la prima volta, credo, mi sono trovato d'accordo con Matteo Renzi. A suo modo è un piccolo evento, e voglio riconoscerlo.

Mi sono trovato d'accordo quando ha detto, in un'intervista all'"Avvenire", che è necessario definire subito, adesso un piano per "riaprire" l'Italia, per farla uscire dalla quarantena. E ciò a fronte della consapevolezza che con il coronavirus dovremo imparare a combattere ancora per settimane, forse mesi, forse anni. Fino a quando non si troverà una cura, o un vaccino. Nel frattempo, però, non si può rimanere (quasi) tutti chiusi in casa ad aspettare che il problema si risolva da solo. Perchè ci sono molti, troppi (anziani, disoccupati, tutte le fasce deboli) che, durante la quarantena sine die, rischiano di salvarsi dal virus ma di morire letteralmente di fame. E' quindi urgente definire una strategia per ripartire. 

Beh, devo dire che con questo ragionamento sono d'accordo.

Dal punto di vista tattico, certo, si è trattato di un modo facile, per Renzi, per ottenere un po' di visibilità dopo un po' che non "toccava palla", e per posizionarsi nel dibattito sull'insostenibilità dell'attuale blocco produttivo. Dibattito che per ora è sottotraccia, ma che, è facile prevedere, esploderà, inevitabilmente, tra breve. Perché è evidente che questa situazione non può reggere. Renzi si è posizionato, e tra qualche giorno avrà gioco facile nel dire: "ve l'avevo detto, io".

E vero, la sua uscita è stata subito accolta da un coro unanime di reazioni negative. In prima fila si sono schierati, zelanti, gli scienziati, e, in seconda fila, i politici, di ogni colore. La politica è debole, ha paura di urtare le sensibilità: sia di quelli che sono in casa e vorrebbero andare a lavorare per sbarcare il lunario; sia di quelli che al lavoro non ci vogliono andare perché hanno paura (giustamente, vista l'evoluzione dell'epidemia) . Così, all'attacco contro l'idea anche solo di parlare di "riapertura", sono stati scatenati gli "esperti", quelli che dall'inizio di questa crisi si sono, ormai, contraddetti tra di loro non si sa quante volte.

Siamo ancora nella fase in cui non si può "disturbare il manovratore". Anche se non ha la più pallida idea di dove andare. Ed invece è essenziale parlare proprio di questo, visto che, in molti, durante la quarantena, abbiamo un sacco di tempo libero: a questo punto, qual è il piano per uscirne?

Non bisogna avere il timore che, cominciando a parlare del "dopo quarantena", la gente cominci a non rispettarla. Si tratterebbe di un atteggiamento paternalistico e miope. La gente ha necessità di sapere che i sacrifici di oggi sono solo la prima fase di un progetto più ampio, che riguarda anche il dopo, e che ci porterà fuori dall'emergenza. Se sarà rassicurata su questo aspetto, sarà motivata a rinunciare alle proprie libertà, e non per decreto, ma per la convinzione che chi è al comando ha le idee chiare sulla strada giusta da prendere.

venerdì 20 ottobre 2017

Da #enricostaisereno a #paolostaisereno: tecniche renziane di conquista del potere

Quando si tratta di conquistare il potere, Renzi è tanto cinico quanto capace.

Per indurre Gentiloni - premier di un Governo senza infamie e senza lodi, e quindi legittimo aspirante a ritornare a Palazzo Chigi qualora il risultato delle prossime elezioni fosse incerto - a farsi da parte, non è sufficiente una delibera della direzione nazionale del PD.

Quella bastò per schiantare un premier fragile ed espressione di un establishment politicamente debole (in quel momento) come Enrico #staisereno Letta. 


Ora, invece, si va verso le elezioni e siamo sotto manovra di bilancio, per cui la “sfiducia” del partito di riferimento è impensabile e comunque non sarebbe sufficiente.

Ecco quindi un’operazione un po’ più complessa e raffinata: come "colpo di avvertimento", una mozione parlamentare contro la riconferma dell'attuale governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che fa sembrare Gentiloni (e il Presidente della Repubblica) paladini delle banche ben al di là delle loro colpe, e Renzi - che  è l'ispiratore della mozione - paladino dei risparmiatori gabbati. Sì, proprio quel Renzi che è spesso inseguito, nelle sue apparizioni pubbliche, dai risparmiatori incazzati (anche lui, forse, al di là delle sue colpe), e che ha come suo braccio destro Maria Elena Boschi, accusata ad ogni piè sospinto di conflitto di interessi per i grattacapi del padre per il crac della Banca Popolare dell'Etruria.

Vi è da dire, però, che la mossa di Renzi, per ora, è riuscita, perché Gentiloni, per motivi istituzionali, è obbligato a difendere l’autonomia di Bankitalia, ovvero l’ente che ha avuto il compito di vigilare sulle banche, con i brillanti risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Mentre Renzi, nel frangente, è riuscito a rispolverare l'immagine del "rottamatore", che tanto gli fu utile nella conquista del PD, prima, e di Palazzo Chigi, poi.

Insomma, bisogna riconoscere che quando si tratta di scalare la vetta verso il potere Renzi è bravissimo. Il problema è che, poi, è altrettanto scarso a governare, come hanno dimostrato quasi tre anni di governo e, soprattutto, l'incredibile, clamorosa, autolesionistica scoppola presa al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. 

Letture - L'errore di calcolo di Bin Laden

L'articolo " Bin Laden’s Catastrophic Success " di Nelly Lahoud, pubblicato su Foreign Affairs nel settembre/ottobre 2021 , c...