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sabato 6 maggio 2017

"Macron leaks": anche le presidenziali francesi hanno i loro hacker

Colpo di scena nelle ultime ore prima del voto delle presidenziali francesi: anche la campagna elettorale di Macron è rimasta vittima di un hackeraggio informatico.

Qui trovate un servizio piuttosto dettagliato della Reuters.

Attenzione: le similitudini con quanto avvenuto durante le presidenziali USA sono solo parziali.

Innanzitutto, Wikileaks non c'entra, o perlomeno, non c'entra direttamente. Nel senso che le informazioni non sono state divulgate dalla piattaforma gestita da Assange, ma sono state pubblicate su un altro sito che consente la condivisione anonima di files. La differenza non è secondaria, perché Wikileaks si fa vanto di condurre verifiche sull'autenticità delle informazioni, prima di pubblicarle.

La cosa singolare è che Wikileaks si sta dando un bel da fare per verificare, ora, se i #Macronleaks - questo è l'hashtag che gira sui social - contengono notizie false. Quale è l'interesse di Assange nell'investire tempo e risorse per verificare notizie divulgate da altri? Chissà.

La Commissione di controllo della campagna elettorale ha reagito in modo truce, sostanzialmente diffidando i media "seri" dal divulgare i "Macron leaks" senza prima aver verificato la veridicità delle notizie (cosa ovviamente impossibile da fare in poche ore).

Molti si chiedono se questo ennesimo attacco hacker è in grado di influenzare l'esito del voto. Assange, che di queste cose se ne intende, da Twitter si mostra  scettico: ritiene che sia troppo tardi, è iniziato il silenzio elettorale e gli elettori hanno già maturato le proprio decisioni.

Ma allora, quale è l'obiettivo degli hacker? 

Per chi si fa questa domanda, il "sondaggio" lanciato da Wikileaks sul proprio profilo Twitter contiene delle opzioni interessanti: come si dice in inglese, "food for thought".


mercoledì 5 aprile 2017

Obamagate?

Susan Rice è stata il braccio destro di Obama, suo consigliere per la sicurezza nazionale sino al 20 gennaio 2017 (giorno dell'insediamento di Trump).
E' stata lei - quando era ancora in carica, cioè durante la "transizione" - a chiedere che fossero rivelati ("unmasked") i nomi di collaboratori di Trump che erano stati intercettati "indirettamente" (cioè mentre parlavano con interlocutori stranieri sottoposti a sorveglianza). (Vedi qui un bell'articolo di National Review che spiega per filo e per segno la vicenda).
Perchè è importante? Perchè, ovviamente, i cittadini Usa possono essere intercettati dalle agenzie di intelligence Usa solo con il mandato di un giudice. E se vengono intercettati casualmente, i loro nomi devono rimanere segreti ("masked"), e le conversazioni devono essere maneggiate con molta cautela.
Perchè Susan Rice ha fatto quello che ha fatto? E perchè pochi giorni prima che scoppiasse questo scandalo (di cui, ovviamente, se leggete "Repubblica" o il "Corriere" sarete totalmente all'oscuro), aveva detto di non saperne nulla?
La accusano di aver agito per motivi strettamente politici: sembra, cioè, che il suo scopo fosse che i nomi dei collaboratori di Trump "unmasked" circolassero lungo la catena di comando dei funzionari di Obama ancora in carica.
E, si sa, più le notizie circolano, più ci sono "fughe di notizie". Proprio come quelle che sono finite sui giornali di tutto il mondo, facendo apparire la comunità di intelligence Usa come un vero e proprio colabrodo.
Da "fughe di notizie" di questo tipo nasce la "leggenda" della collusione tra Trump e Putin, e tutto il "circo" messo in piedi dai Democratici e dai loro media preferiti per cercare di impigliare il Presidente appena entrato in carica.
Circo che, sinora, non ha prodotto la prova di nemmeno un atto illegale commesso da Trump o da suoi collaboratori.
Ma la vera notizia, qui, è quello che avrebbe fatto Susan Rice. Il braccio destro di Obama. Che ora è accusata di aver utilizzato il suo livello di accesso ad informazioni riservate per scopi di mera battaglia politica. Obama sapeva quello che faceva il suo braccio destro? #Obamagate


Letture - L'errore di calcolo di Bin Laden

L'articolo " Bin Laden’s Catastrophic Success " di Nelly Lahoud, pubblicato su Foreign Affairs nel settembre/ottobre 2021 , c...