giovedì 14 gennaio 2021
Diario del 14 gennaio 2021
lunedì 11 gennaio 2021
Secondo tentativo di impeachment per Trump?
domenica 10 gennaio 2021
Perchè i media main stream gioiscono dell'espulsione di Trump dai social media?
Per usare un’analogia di chi opera nel settore e mi pare azzeccata, Twitter è come il ristorante, mentre Apple store e Google store sono la strada che ti porta al ristorante. Se ti cacciano dal ristorante e viene bloccata la strada, non puoi andare ad altri ristoranti, e allora lì sì che si crea un problema di libertà. E non da poco.
Il punto, quindi, non è tanto e non solo Twitter che espelle Trump (in via "preventiva" e a tempo indeterminato, ricordiamolo), e i suoi followers più scatenati, ma che questo bando dalle principali piattaforme (Twitter, Facebook, Instagram, etc) sia coordinato con l’espulsione da Apple store e Google store delle piattaforme “alternative”. Un bel problema di antitrust, insomma.
La causa Donald J. Trump contro Twitter, Facebook & Co. sarà uno dei processi del secolo.
sabato 26 dicembre 2020
D'Annunzio e Fiume: un laboratorio di idee e utopie (con video integrale).
Martedì 22 dicembre, in qualità di Presidente di Limes Club Verona, ho moderato una tavola rotonda di presentazione di tre volumi freschi di stampa, dedicati all'Impresa di Fiume guidata da Gabriele d'Annunzio:
Giuseppe de Vergottini - La costituzione secondo d’Annunzio - Luni, 2020;
Davide Rossi (a cura di) - La città di vita cento anni dopo. Fiume, d’Annunzio e il lungo Novecento Adriatico - Cedam, 2020;
Emanuele Merlino (a cura di) - La sola ragione di vivere. D’Annunzio, la Carta del Carnaro e l’esercito liberatore - Passaggio al Bosco, 2020.
Ne hanno discusso il prof. Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, e il prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo de Felice.
Purtroppo il prof. Stefano Bruno Galli, Assessore all’Autonomia e alla Cultura della Regione Lombardia, non è riuscito a collegarsi per problemi tecnici.
Il tutto è stato impreziosito dagli interventi del Direttore del Teatro Stabile di Verona, Paolo Valerio, che ha letto alcuni passi dannunziani.
Questa la bella locandina dell'evento, che è stato trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di Limes Club Verona:
E qui si può seguire il video integrale:
La Voce del Popolo, quotidiano italiano dell'Istria e del Quarnero, ha dedicato alla conferenza un ampio articolo che si può leggere qui.
domenica 4 ottobre 2020
Lo sconcertante atteggiamento dei media sulla malattia di Trump
Ho appena visto la breve conferenza stampa del medico curante di Trump.
Sicuramente sentirete i media accusare la Casa Bianca di poca trasparenza circa le condizioni di salute del Presidente.
Ma a mio parere, è il modo in cui i media stanno seguendo la malattia di Trump ad essere sconcertante.
Le uniche notizie che dovrebbero interessare, sulle condizioni di salute di Trump, sono: se sta migliorando / peggiorando, se guarirà / non guarirà / se verrà dimesso / quando; se, nel frattempo è in grado di governare o meno. Il resto è circo, contorno. Materia per appassionati di riviste di medicina.
Invece, i giornalisti hanno fatto ripetute domande sui livelli di saturazione di ossigeno, sulla somministrazione di ossigeno supplementare, sugli esami ai polmoni, sul perchè Trump, nelle foto diffuse durante il ricovero, non indossa la mascherina.
Nessuno ha fatto la domanda fondamentale: ovvero se, da quando è stato ricoverato, è sempre stato in grado di GOVERNARE.
Lascia sbigottiti che i giornalisti si accapiglino su dettagli delle terapie che, in confronto, sono assolutamente secondari.
Trump ha preso il Covid... mi chiedono: mazzata finale per le elezioni?
Trump secondo me finora ha fatto un long drive, ma è finito nel rough: la bandiera è vicina, potrebbe imbucare come mandare tutto a rotoli.
Riassuntone del primo dibattito Trump - Biden
Dopo un minuto che Biden stava parlando si è capito perché Trump lo ha soprannominato #sleepyJoe. Really, REALLY low energy.
Dogana for America - il punto a due mesi dalle presidenziali Usa
Video dell'incontro "Dogana for America" dell'8 settembre organizzato da Qualcosa da dichiarare presso la Vecchia Dogana di fiume di Verona, dedicato alle imminenti elezioni americane, con la media partnership di Heraldo.
Dibattito tra me e Alessandro Tapparini, modera Ernesto Kieffer di Heraldo.
Abbiamo affrontato molti temi, ma non immaginavamo che la malattia di Trump avrebbe fatto "deragliare" la campagna elettorale...
martedì 5 maggio 2020
Quali sono gli Stati che hanno affrontato in maniera più efficace la pandemia?
Ovviamente, si tratta di una classifica impietosa per l'Italia. E non potrebbe essere altrimenti, visto il disastro a cui tutti abbiamo assistito - e a cui tutti stiamo tutt'ora assistendo, per quanto riguarda la fantomatica "fase 2".
Ma si tratta di una graduatoria comunque tutt'altro che affidabile, predisposta sulla base di criteri a dir poco opinabili e per nulla oggettivi.
Come si fa a mettere nella "top 20" il Belgio, che, in base ai dati ufficiali, ha il numero più alto di morti per milione di abitanti al mondo (se escludiamo San Marino)?
O i Paesi Bassi? Sesto Stato al mondo in base al numero di morti per milione di abitanti (sempre se escludiamo i "micro-Stati).
La Svizzera è all'undicesimo posto della classifica, per dire, ma in base al numero di morti per milioni di abitanti è appena dietro agli Stati Uniti.
Ma vedo che la Cina è al quinto posto dei paesi "top", e questo dice tutto. Per cui possiamo anche chiuderla qui.
Non può essere seria una classifica che mette la Cina nella "top ten".
La condotta di uno Stato non deve essere valutata solo in base al modo in cui ha gestito l'epidemia al proprio interno, ma anche in base alle misure che ha preso per evitare che il contagio si diffondesse all'estero.
Ed è altrettanto evidente che, di conseguenza, la Cina non può trovarsi nei "piani alti" di nessuna classifica.
N.B. tutti i dati a cui faccio riferimento relativi al numero di morti per milione di abitanti li potete trovare qui.
domenica 3 maggio 2020
Succede alle 31: Gli Usa di Trump, fra Covid-19, dazi ed elezioni
sabato 2 maggio 2020
Caccia al capro espiatorio: dopo due mesi di Dpcm senza fiatare, ora sperano di cavarsela incolpando Conte
Articolo uscito su Atlantico Quotidiano il 29 aprile 2020
Improvvisamente è iniziato il “tiro al Conte”, versione pandemicamente riveduta e corretta del “tiro al piccione”.
D’un tratto, si sono tutti accorti che i suoi provvedimenti – i famigerati Dpcm – sono liberticidi e incostituzionali. Di chi stiamo parlando? Precisiamo: non ci riferiamo all’opposizione. Sarebbe ingiusto. In una fase in cui il Parlamento è stato marginalizzato, anzi, per settimane praticamente chiuso, l’opposizione è stata marginalizzata al quadrato, se non al cubo. Nella “fase 1”, quella del lockdown, le forze di opposizione hanno potuto solo strepitare, più o meno efficacemente, sui social media o in qualche talk show in collegamento via Skype dal salotto di casa. Ma sempre con prudenza. In quella fase, per i leader dell’opposizione il rischio di essere accusati di comportamento “irresponsabile” di fronte ad una delle crisi più gravi – se non la più grave – della storia della Repubblica, è sempre stato dietro l’angolo. E con esso, il rischio, ancor peggiore, di essere dichiarati “unfit”, “inadatti”, in futuro, a governare. In una democrazia parlamentare come la nostra, in cui le carte, nei momenti decisivi, le dà sempre il Quirinale, “saper stare a tavola” è indispensabile. Il rovescio della medaglia è che se ti privano del luogo dove esercitare propriamente l’opposizione, ovvero il Parlamento, sei tagliato fuori. Al quadrato, al cubo.
No, qui stiamo parlando della maggioranza. Del Movimento 5 Stelle, del Pd, di Leu, di Italia Viva, le forze politiche che sostengono l’attuale governo “giallo-rosso”. La condotta di questa maggioranza ha confermato una regola non scritta ma inderogabile: le norme liberticide, in Italia, si possono fare, eccome se si possono fare, purché sia la sinistra a farle.
Conte ha governato la “fase 1” a colpi di propri decreti, di decreti del presidente del Consiglio – Dpcm, appunto. Ha semplicemente ignorato la Costituzione, e tutti quei casi in cui impone che i limiti all’esercizio delle libertà fondamentali possano essere imposti solo con legge o con provvedimento del giudice, ed ha utilizzato una fonte del diritto, il Dpcm, che nel nostro ordinamento è residuale. Perché i Dpcm, il presidente del Consiglio se li scrive praticamente da solo (li ha controfirmati il solo ministro della salute), non serve delibera del Consiglio dei ministri, non vengono emanati dal presidente della Repubblica, e non devono nemmeno essere convertiti in legge. Conte non poteva farlo, non doveva farlo, ma lo ha fatto. Ma non lo ha fatto “da solo”, glielo hanno lasciato fare.
Ha avuto il pieno appoggio del “complesso mediatico-politico” che costituisce l’attuale maggioranza di governo. Le uniche proteste si sono levate, in tempi non sospetti, da parte di giuristi che gravitano intorno al centrodestra, o che comunque non possono essere ricondotti all’area del centrosinistra. Per il resto: appoggio granitico da parte dei “media” che contano, silenzio dei giuristi, silenzio e/o assenso delle istituzioni di garanzia.
Il primo segnale di cambiamento si è avuto solo con la clamorosa “bocciatura” dei provvedimenti di Conte da parte di Sabino Cassese, una delle voci più autorevoli – se non la più autorevole – del diritto pubblico italiano. Bocciatura che è avvenuta, però, solo a metà aprile, e si è eretta per un paio di settimane come un gigantesco monolite nel deserto dell’acquiescenza.
Poi Conte si è finalmente presentato al Parlamento, per riferire sui provvedimenti adottati e sulle trattative in corso in sede europea. Ne è uscito triturato dagli interventi dell’opposizione (capito perché bisognava chiudere il Parlamento?). E se il Parlamento avesse potuto votare, per il suo governo sarebbe andata ancor peggio.
Soprattutto, quella mattina stessa Repubblica e il Corriere hanno recapitato a Conte un vero e proprio “cartellino giallo”, riferendo, con “scoop” inaudito, che ancora a gennaio il Ministero della salute aveva prefigurato uno scenario così drammatico dell’epidemia da coronavirus da essere “secretato”. Questa vicenda del “piano segreto” – quando è stato predisposto? quando e come è stato attuato? – è solo ora all’esame del Copasir, la commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti (di nuovo: capito perché bisognava chiudere il Parlamento?). Vedremo cosa salterà fuori. Ma ciò che più importa è che gli scoop dei “giornaloni” hanno fatto capire che la caccia al “capro espiatorio” era iniziata.
Ed eccoci infine all’ultimo Dpcm. Contro il quale – meraviglia delle meraviglie – si sono levate autorevoli ed esplicite voci contrarie. Forse Conte si aspettava il diluito malcontento della gente comune, di fronte alla mancanza di un chiaro piano per la “fase 2”. Certamente si attendeva l’impotente rabbia dei piccoli negozianti e commercianti, che vedono protrarsi la chiusura forzata, anche nelle Regioni meno colpite, senza una evidente spiegazione.
Non credo si aspettasse, però, la vigorosa protesta della CEI contro la proroga del divieto delle celebrazioni liturgiche (protesta apparentemente sconfessata dal Papa in persona con un tweet, peraltro).
Ed infine è arrivato anche lui: Matteo Renzi. Facendo buon uso della faccia tosta che lo contraddistingue, il leader di Italia Viva (che fino a prova contraria sostiene il governo Conte) ha dichiarato gagliardamente a Repubblica: “Ora basta, non possiamo calpestare i diritti costituzionali con un Dpcm”. “Questo non è più il mio governo. È un governo al quale noi diamo una mano, con dei ministri, etc”, ha detto ieri sera su La7.
Viene spontaneo chiedere: in che senso “ora basta”? E i precedenti Dpcm, che erano ancora più restrittivi, facciamo finta che non siano mai esistiti?
C’è da chiedersi che cosa sia avvenuto per convincere Renzi – che non fa mai nulla a caso – a muoversi così.
Beh, prima dell’ultimo Dpcm è avvenuta una cosa particolarmente importante per i “poteri forti” che governano l’Italia. Si è perfezionata la tornata delle nomine delle partecipate statali (Eni, Enel, Leonardo-Finmeccanica, etc….), dopo una guerra fratricida in seno al governo che si è combattuta sottotraccia per mesi e che non è stata interrotta nemmeno dalla pandemia. Una guerra che ha avuto, tra i vincitori, proprio Renzi, visto che sono stati confermati molti di coloro che furono nominati in posti cruciali quando era lui ad essere l’”uomo forte”. E che ha avuto, tra gli sconfitti, proprio l’attuale presidente del Consiglio, che è riuscito ad imporre pochissime persone di sua fiducia in ruoli di rilievo.
Ecco, quindi, cosa prefigura l’uscita di Renzi: ora che le nomine cruciali sono state fatte, il presidente del Consiglio, che è stato lasciato a gestire “da solo”, a colpi di Dpcm, la “fase 1”, può essere lasciato, “da solo”, a fungere da “capro espiatorio” del malcontento popolare che monterà, inevitabilmente, a fronte del tracollo economico che si prospetta nei prossimi mesi.
È un disegno tanto cinico quanto inaccettabile, perché le responsabilità del disastro che ci attende dovranno essere equamente suddivise tra chi, per apparente casualità della storia, si è trovato ad esercitare “pieni poteri” – ovvero Giuseppe Conte – e chi, potendo impedirlo, glielo ha consentito.
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