giovedì 14 gennaio 2021

Diario del 14 gennaio 2021

Sul manicomio Stati Uniti

Se intendete leggere una cosa sola, allora leggete questo articolo di Fabrizio Borasi su Atlantico Quotidiano: offre un punto di vista originale e interessante su quanto è accaduto e sta accadendo negli Stati Uniti.

lunedì 11 gennaio 2021

Secondo tentativo di impeachment per Trump?

Per la seconda volta i Democratici vogliono sottoporre Trump ad impeachment. Un record assoluto per il Presidente uscente.

Queste le accuse mosse con la risoluzione presentata oggi:

1. Aver lanciato "false accuse" sulla regolarità delle elezioni. 
Poco importa che molti ricorsi giudiziari di Trump e dei suoi alleati siano ancora pendenti e che pertanto la parola fine al riguardo non sia stata ancora detta - anche perché la Corte Suprema, che evidentemente non ha fretta, ha fatto sapere che non si pronuncerà prima dell’insediamento di Biden. 
E poco importa anche che se si applicasse lo stesso metro di giudizio, allora anche Nancy Pelosi meriterebbe di essere espulsa (un membro del Congresso può essere, a certe condizioni e secondo una certa procedura, espulso, non sottoposto ad impeachment) per aver ripetutamente contestato la regolarità dell'elezione di Trump nel 2016. 




2. Seconda accusa mossa a Trump: aver fatto affermazioni che - "IN CONTEXT", cioè "nel contesto" - avrebbero incoraggiato l'irruzione nel Campidoglio del 6 gennaio. 
Quindi, se le parole hanno un senso, Trump viene accusato non per quello che ha detto in sè, ma perché il contesto ha dato un significato diverso alle sue parole. Insomma, non conta che Trump non abbia mai incitato i suoi sostenitori alla violenza. Siamo a metà strada tra la responsabilità oggettiva e il processo alle intenzioni. 

3. La terza accusa riguarda la famigerata telefonata al Segretario di Stato della Georgia, durante il quale Trump avrebbe chiesto di “trovare” i voti che gli sono mancati per vincere in quello Stato. Qui, invece, si ricorre al classico stratagemma di estrapolare una frase del proprio contesto, perché il significato della telefonata è ben altro, in quanto Trump non ha certo chiesto di fabbricare voti fasulli, ma ha solo chiesto di contare correttamente i voti (secondo il suo punto di vista, chiaramente).

Insomma, per i Democratici il contesto può essere tutto ma anche niente, e la coerenza è facoltativa.

D’altronde, con la procedura di impeachment mirano al bersaglio grosso, ovvero impedire a Trump di ricandidarsi nel 2024.

È però improbabile che, anche stringendo al massimo i tempi, la procedura possa concludersi prima dell’inserimento Biden. E l’opinione maggioritaria è che solo il Presidente in carica possa essere sottoposto ad impeachment. Insomma, un bel garbuglio.

Quanto manca al 20 gennaio?

Gli Articles of Impeachment li potete leggere qui.

domenica 10 gennaio 2021

Perchè i media main stream gioiscono dell'espulsione di Trump dai social media?

Peggio di Twitter che espelle Trump in via preventiva e a tempo indeterminato, ci sono solo i giornalisti che ne gioiscono. I GIORNALISTI.

C'è chi (in una discussione su Twitter, ovviamente) mi ha fatto notare che, in realtà, questo non deve sorprendere. Editori e dipendenti dei media "main stream" sono accecati dal miraggio di poter riavvolgere il nastro di venti anni, e di poter ritornare ai bei tempi d'oro, in cui un leader politico, per comunicare con le masse, doveva passare da loro.

Ma tratta di un miraggio, appunto. Quel mondo è finito.

E' molto in voga, poi, l'idea secondo cui Twitter, Facebook, Instagram etc. sono aziende private e quindi "possono fare quello che vogliono", ovvero bandire chiunque, a propria discrezione.

Si tratta di una lettura troppo superficiale, che non tiene conto di tutti gli aspetti della questione.

Nell'epoca dei social media, il problema non è essere censurati o banditi da Twitter, fintantoché hai la possibilità di spostarti su un’altra piattaforma. Ciò che è grave è che, in maniera coordinata, Apple e Google bandiscano dai loro store le piattaforme dove ti sposti, come hanno fatto con Parler, dove i trumpiani si sono trasferiti in massa.

Per usare un’analogia di chi opera nel settore e mi pare azzeccata, Twitter è come il ristorante, mentre Apple store e Google store sono la strada che ti porta al ristorante. Se ti cacciano dal ristorante e viene bloccata la strada, non puoi andare ad altri ristoranti, e allora lì sì che si crea un problema di libertà. E non da poco.

Il punto, quindi, non è tanto e non solo Twitter che espelle Trump (in via "preventiva" e a tempo indeterminato, ricordiamolo), e i suoi followers più scatenati, ma che questo bando dalle principali piattaforme (Twitter, Facebook, Instagram, etc) sia coordinato con l’espulsione da Apple store e Google store delle piattaforme “alternative”. Un bel problema di antitrust, insomma.

La causa Donald J. Trump contro Twitter, Facebook & Co. sarà uno dei processi del secolo.

sabato 26 dicembre 2020

D'Annunzio e Fiume: un laboratorio di idee e utopie (con video integrale).

Martedì 22 dicembre, in qualità di Presidente di Limes Club Verona, ho moderato una tavola rotonda di presentazione di tre volumi freschi di stampa, dedicati all'Impresa di Fiume guidata da Gabriele d'Annunzio:

Giuseppe de Vergottini - La costituzione secondo d’Annunzio - Luni, 2020;

Davide Rossi (a cura di) - La città di vita cento anni dopo. Fiume, d’Annunzio e il lungo Novecento Adriatico - Cedam, 2020;

Emanuele Merlino (a cura di) - La sola ragione di vivere. D’Annunzio, la Carta del Carnaro e l’esercito liberatore - Passaggio al Bosco, 2020.

Ne hanno discusso il prof. Giordano Bruno Guerri, Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, e il prof. Giuseppe Parlato, Presidente della Fondazione Ugo Spirito e Renzo de Felice. 

Purtroppo il prof. Stefano Bruno Galli, Assessore all’Autonomia e alla Cultura della Regione Lombardia, non è riuscito a collegarsi per problemi tecnici.

Il tutto è stato impreziosito dagli interventi del Direttore del Teatro Stabile di Verona, Paolo Valerio, che ha letto alcuni passi dannunziani.

Questa la bella locandina dell'evento, che è stato trasmesso in diretta sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di Limes Club Verona:


E qui si può seguire il video integrale:


La Voce del Popolo, quotidiano italiano dell'Istria e del Quarnero, ha dedicato alla conferenza un ampio articolo che si può leggere qui.

domenica 4 ottobre 2020

Lo sconcertante atteggiamento dei media sulla malattia di Trump

Ho appena visto la breve conferenza stampa del medico curante di Trump.

Sicuramente sentirete i media accusare la Casa Bianca di poca trasparenza circa le condizioni di salute del Presidente.

Ma a mio parere, è il modo in cui i media stanno seguendo la malattia di Trump ad essere sconcertante.

Le uniche notizie che dovrebbero interessare, sulle condizioni di salute di Trump, sono: se sta migliorando / peggiorando, se guarirà / non guarirà / se verrà dimesso / quando; se, nel frattempo è in grado di governare o meno. Il resto è circo, contorno. Materia per appassionati di riviste di medicina.

Invece, i giornalisti hanno fatto ripetute domande sui livelli di saturazione di ossigeno, sulla somministrazione di ossigeno supplementare, sugli esami ai polmoni, sul perchè Trump, nelle foto diffuse durante il ricovero, non indossa la mascherina.

Nessuno ha fatto la domanda fondamentale: ovvero se, da quando è stato ricoverato, è sempre stato in grado di GOVERNARE.

Lascia sbigottiti che i giornalisti si accapiglino su dettagli delle terapie che, in confronto, sono assolutamente secondari.

Trump ha preso il Covid... mi chiedono: mazzata finale per le elezioni?

Condivido qui il mio pensiero.
Secondo me è tutto tranne che automatico. Bisogna vedere se si ammala, quanto sta in isolamento, se e come riesce a fare campagna elettorale durante la quarantena, se e come riesce a svolgere le funzioni di Presidente, etc etc.
In altre parole: dipende tutto da come REAGISCE.
E' sintomatico. Magari sta in quarantena come tutti qualche giorno, guarisce presto (spero io) e di nuovo on the road... anzi, la cosa può aiutarlo con la sua politica che è sempre stata quella di convivere con il virus facendo business as usual.
L'infezione di per sè può danneggiarlo solo agli occhi di chi lo vuole dipingere come un "negazionista", ma lui non lo è mai stato, visto che, ad esempio, ha chiuso i voli dalla Cina praticamente subito, e per quello addirittura lo accusarono di essere xenofobo...
Un "negazionista" non avrebbe spedito le navi ospedale pronte ad accogliere i malati nelle zone più a rischio (v. New York).
La prima reazione è stata ottima: ineccepibile e quasi lodevole la trasparenza con cui la Casa Bianca ha comunicato la positività e la quarantena. Un atteggiamento tutt'altro che "negazionista", tra l'altro.
Per cui la malattia, di per sè, è sicuramente una "October surprise", ma lo è per lui come lo è per Biden, perchè Biden deve stare attento.
Questa dirompente novità può anche suscitare un moto di solidarietà umana a favore di Trump, ed esporre il cinismo di coloro che, per motivi politici, gli augurano di ammalarsi se non di morire (argomento che secondo me potrebbe incidere non poco sull'elettorato indipendente).
Questa notizia dimostra ancora una volta che la vita è molto simile ad una partita di golf: giochi la palla come la trovi, tutto dipende da come reagisci alle difficoltà.

Trump secondo me finora ha fatto un long drive, ma è finito nel rough: la bandiera è vicina, potrebbe imbucare come mandare tutto a rotoli. 

Riassuntone del primo dibattito Trump - Biden

Dopo un minuto che Biden stava parlando si è capito perché Trump lo ha soprannominato #sleepyJoe. Really, REALLY low energy.

Dopo un altro minuto si è capito che la partita era 1 contro 2: Trump contro Biden E il moderatore. (Spoiler: Biden non è arrivato primo). Obiettivo di Biden, con i suoi sorrisetti di sottofondo (finchè ha avuto la forza di farli), era quello di far perdere le staffe al notoriamente incazzoso Trump. Che però si è abbastanza contenuto.
Piccolo punto a favore di Trump quando Biden ha negato l’esistenza del “manifesto” congiunto con Sanders (forse perché se ne è dimenticato). Team Biden dovrà fare damage control alla propria sinistra.
Biden si è semplicemente RIFIUTATO di rispondere alla domanda del moderatore sulla procedura di nomina della Corte Suprema (fine dell’ostruzionismo? modifica della composizione?) e il moderatore non ha fatto una piega.
Biden è stato debole/sleepy anche quando ha attaccato Trump sulla gestione della pandemia. Poteva per lui essere una requisitoria, ma proprio gli è mancata l’energia. Trump si è difeso abbastanza bene ma poi ha esagerato nel suo classico stile auto celebrativo.
Una cosa è risultata chiara: Biden tifa contro l’arrivo del vaccino, anche se potrebbe salvare vite, perché non lo aiuterebbe a vincere le elezioni.
Trump molto efficace quando ha sottolineato non solo i costi economici ma anche i rischi sociali (depressione, alcolismo, crisi familiari) del lockdown.
Il grande scoop del New York Times sulle tasse di Trump si è rivelato per quello che è veramente: Trump ha goduto dei benefici fiscali consentiti dall’amministrazione Obama. Tema imbarazzante per Biden, per cui il moderatore è stato veloce a cambiare subito argomento.
Dopo un’oretta Biden ha cominciato a cedere: Il moderatore gli ha fa una domanda sulla politica fiscale e lui ha risposto fischi per fiaschi.
Biden si è rifiutato di rispondere alla domanda sugli impicci di suo figlio con la Russia; anche in questo caso il moderatore glielo ha consentito.
Imbarazzante che il partito democratico abbia affidato la denuncia della “sistemica ingiustizia” che affliggerebbe il sistema americano a Biden, che ha 47 anni di vita pubblica alle spalle (la prima volta che è stato eletto non ero nemmeno nato). Non c’era proprio nessuno di più credibile?
Altra domanda a cui Biden semplicemente non ha risposto, eppure era facile facile: indicare un’associazione di poliziotti che lo appoggi. Silenzio. Imbarazzante.
Involontaria comicità di Biden quando ha risposto, a precisa domanda del moderatore, di non aver chiamato il sindaco di Portland o il governatore dell’Oregon, che sono del suo partito, perché intervenissero per sedare le violenze. “Non ho un incarico pubblico”. Infatti, è solo candidato alla presidenza degli Stati Uniti d'America. E poi pretende che sia Trump a dimostrare leadership nell'unità.
Quelli che hanno avuto la loro proprietà distrutta durante le proteste di questi mesi avranno sicuramente apprezzato quando Biden ha detto: "Antifa is an idea, not an organization”.
Sul clima Trump ha difeso, sorprendentemente, le proprie posizioni in maniera molto più efficace di un Biden ormai visibilmente esausto.
IN SINTESI: un dibattito brutto, litigioso, noioso perchè uno dei due candidati (Biden) è l'ombra soporifera del politico brillante di un tempo (il candidato giusto con quattro anni di ritardo), e l'altro (Trump) è stato ingabbiato dal format e sempre ostacolato dal moderatore.
A mio parere entrambi i team ne escono scontenti: Biden non è crollato, Trump non è deragliato. Repubblicani e Democratici ne escono confermati nelle proprie convinzioni. Gli indipendenti, credo saranno rimasti sconcertati da molti passaggi da catch nel fango, ma nell'incertezza potrebbe comunque prevalere Trump, perchè Biden è veramente, VERAMENTE imbarazzante come candidato Presidente.

Dogana for America - il punto a due mesi dalle presidenziali Usa

Video dell'incontro "Dogana for America" dell'8 settembre organizzato da Qualcosa da dichiarare presso la Vecchia Dogana di fiume di Verona, dedicato alle imminenti elezioni americane, con la media partnership di Heraldo.

Dibattito tra me e Alessandro Tapparini, modera Ernesto Kieffer di Heraldo.

Abbiamo affrontato molti temi, ma non immaginavamo che la malattia di Trump avrebbe fatto "deragliare" la campagna elettorale...



martedì 5 maggio 2020

Quali sono gli Stati che hanno affrontato in maniera più efficace la pandemia?

Sta ri-circolando questa "classifica" realizzata dal consorzio Deep Knowledge Group, e ripresa da Forbes, che giudica l'efficacia con cui i singoli Stati hanno affrontato l'emergenza coronavirus.


Ovviamente, si tratta di una classifica impietosa per l'Italia. E non potrebbe essere altrimenti, visto il disastro a cui tutti abbiamo assistito - e a cui tutti stiamo tutt'ora assistendo, per quanto riguarda la fantomatica "fase 2".
Ma si tratta di una graduatoria comunque tutt'altro che affidabile, predisposta sulla base di criteri a dir poco opinabili e per nulla oggettivi.
Come si fa a mettere nella "top 20" il Belgio, che, in base ai dati ufficiali, ha il numero più alto di morti per milione di abitanti al mondo (se escludiamo San Marino)?
O i Paesi Bassi? Sesto Stato al mondo in base al numero di morti per milione di abitanti (sempre se escludiamo i "micro-Stati).
La Svizzera è all'undicesimo posto della classifica, per dire, ma in base al numero di morti per milioni di abitanti è appena dietro agli Stati Uniti.
Ma vedo che la Cina è al quinto posto dei paesi "top", e questo dice tutto. Per cui possiamo anche chiuderla qui.
Non può essere seria una classifica che mette la Cina nella "top ten".
La condotta di uno Stato non deve essere valutata solo in base al modo in cui ha gestito l'epidemia al proprio interno, ma anche in base alle misure che ha preso per evitare che il contagio si diffondesse all'estero.
Ed è altrettanto evidente che, di conseguenza, la Cina non può trovarsi nei "piani alti" di nessuna classifica.

N.B. tutti i dati a cui faccio riferimento relativi al numero di morti per milione di abitanti li potete trovare qui.

domenica 3 maggio 2020

Succede alle 31: Gli Usa di Trump, fra Covid-19, dazi ed elezioni

Oggi sono stato ospite della diretta social del magazine online Heraldo, insieme a due vecchi amici, Ernesto Kieffer e Alessandro Tapparini.
Abbiamo parlato di come se la passano negli Stati Uniti con il coronavirus e con Trump.
Ne è venuto fuori un dibattito piuttosto interessante. Buona visione!


sabato 2 maggio 2020

Caccia al capro espiatorio: dopo due mesi di Dpcm senza fiatare, ora sperano di cavarsela incolpando Conte

Un disegno tanto cinico quanto inaccettabile, perché le responsabilità del disastro che ci attende dovranno essere equamente suddivise tra chi, per apparente casualità della storia, si è trovato ad esercitare “pieni poteri” – ovvero Giuseppe Conte – e chi, potendo impedirlo, glielo ha consentito
Articolo uscito su Atlantico Quotidiano il 29 aprile 2020

Improvvisamente è iniziato il “tiro al Conte”, versione pandemicamente riveduta e corretta del “tiro al piccione”.

D’un tratto, si sono tutti accorti che i suoi provvedimenti – i famigerati Dpcm – sono liberticidi e incostituzionali. Di chi stiamo parlando? Precisiamo: non ci riferiamo all’opposizione. Sarebbe ingiusto. In una fase in cui il Parlamento è stato marginalizzato, anzi, per settimane praticamente chiuso, l’opposizione è stata marginalizzata al quadrato, se non al cubo. Nella “fase 1”, quella del lockdown, le forze di opposizione hanno potuto solo strepitare, più o meno efficacemente, sui social media o in qualche talk show in collegamento via Skype dal salotto di casa. Ma sempre con prudenza. In quella fase, per i leader dell’opposizione il rischio di essere accusati di comportamento “irresponsabile” di fronte ad una delle crisi più gravi – se non la più grave – della storia della Repubblica, è sempre stato dietro l’angolo. E con esso, il rischio, ancor peggiore, di essere dichiarati “unfit”, “inadatti”, in futuro, a governare. In una democrazia parlamentare come la nostra, in cui le carte, nei momenti decisivi, le dà sempre il Quirinale, “saper stare a tavola” è indispensabile. Il rovescio della medaglia è che se ti privano del luogo dove esercitare propriamente l’opposizione, ovvero il Parlamento, sei tagliato fuori. Al quadrato, al cubo.

No, qui stiamo parlando della maggioranza. Del Movimento 5 Stelle, del Pd, di Leu, di Italia Viva, le forze politiche che sostengono l’attuale governo “giallo-rosso”. La condotta di questa maggioranza ha confermato una regola non scritta ma inderogabile: le norme liberticide, in Italia, si possono fare, eccome se si possono fare, purché sia la sinistra a farle.

Conte ha governato la “fase 1” a colpi di propri decreti, di decreti del presidente del Consiglio – Dpcm, appunto. Ha semplicemente ignorato la Costituzione, e tutti quei casi in cui impone che i limiti all’esercizio delle libertà fondamentali possano essere imposti solo con legge o con provvedimento del giudice, ed ha utilizzato una fonte del diritto, il Dpcm, che nel nostro ordinamento è residuale. Perché i Dpcm, il presidente del Consiglio se li scrive praticamente da solo (li ha controfirmati il solo ministro della salute), non serve delibera del Consiglio dei ministri, non vengono emanati dal presidente della Repubblica, e non devono nemmeno essere convertiti in legge. Conte non poteva farlo, non doveva farlo, ma lo ha fatto. Ma non lo ha fatto “da solo”, glielo hanno lasciato fare.

Ha avuto il pieno appoggio del “complesso mediatico-politico” che costituisce l’attuale maggioranza di governo. Le uniche proteste si sono levate, in tempi non sospetti, da parte di giuristi che gravitano intorno al centrodestra, o che comunque non possono essere ricondotti all’area del centrosinistra. Per il resto: appoggio granitico da parte dei “media” che contano, silenzio dei giuristi, silenzio e/o assenso delle istituzioni di garanzia.

Il primo segnale di cambiamento si è avuto solo con la clamorosa “bocciatura” dei provvedimenti di Conte da parte di Sabino Cassese, una delle voci più autorevoli – se non la più autorevole – del diritto pubblico italiano. Bocciatura che è avvenuta, però, solo a metà aprile, e si è eretta per un paio di settimane come un gigantesco monolite nel deserto dell’acquiescenza.

Poi Conte si è finalmente presentato al Parlamento, per riferire sui provvedimenti adottati e sulle trattative in corso in sede europea. Ne è uscito triturato dagli interventi dell’opposizione (capito perché bisognava chiudere il Parlamento?). E se il Parlamento avesse potuto votare, per il suo governo sarebbe andata ancor peggio.

Soprattutto, quella mattina stessa Repubblica e il Corriere hanno recapitato a Conte un vero e proprio “cartellino giallo”, riferendo, con “scoop” inaudito, che ancora a gennaio il Ministero della salute aveva prefigurato uno scenario così drammatico dell’epidemia da coronavirus da essere “secretato”. Questa vicenda del “piano segreto” – quando è stato predisposto? quando e come è stato attuato? – è solo ora all’esame del Copasir, la commissione parlamentare di controllo sui servizi segreti (di nuovo: capito perché bisognava chiudere il Parlamento?). Vedremo cosa salterà fuori. Ma ciò che più importa è che gli scoop dei “giornaloni” hanno fatto capire che la caccia al “capro espiatorio” era iniziata.

Ed eccoci infine all’ultimo Dpcm. Contro il quale – meraviglia delle meraviglie – si sono levate autorevoli ed esplicite voci contrarie. Forse Conte si aspettava il diluito malcontento della gente comune, di fronte alla mancanza di un chiaro piano per la “fase 2”. Certamente si attendeva l’impotente rabbia dei piccoli negozianti e commercianti, che vedono protrarsi la chiusura forzata, anche nelle Regioni meno colpite, senza una evidente spiegazione.

Non credo si aspettasse, però, la vigorosa protesta della CEI contro la proroga del divieto delle celebrazioni liturgiche (protesta apparentemente sconfessata dal Papa in persona con un tweet, peraltro).

Ed infine è arrivato anche lui: Matteo Renzi. Facendo buon uso della faccia tosta che lo contraddistingue, il leader di Italia Viva (che fino a prova contraria sostiene il governo Conte) ha dichiarato gagliardamente a Repubblica: “Ora basta, non possiamo calpestare i diritti costituzionali con un Dpcm”. “Questo non è più il mio governo. È un governo al quale noi diamo una mano, con dei ministri, etc”, ha detto ieri sera su La7.

Viene spontaneo chiedere: in che senso “ora basta”? E i precedenti Dpcm, che erano ancora più restrittivi, facciamo finta che non siano mai esistiti?

C’è da chiedersi che cosa sia avvenuto per convincere Renzi – che non fa mai nulla a caso – a muoversi così.

Beh, prima dell’ultimo Dpcm è avvenuta una cosa particolarmente importante per i “poteri forti” che governano l’Italia. Si è perfezionata la tornata delle nomine delle partecipate statali (Eni, Enel, Leonardo-Finmeccanica, etc….), dopo una guerra fratricida in seno al governo che si è combattuta sottotraccia per mesi e che non è stata interrotta nemmeno dalla pandemia. Una guerra che ha avuto, tra i vincitori, proprio Renzi, visto che sono stati confermati molti di coloro che furono nominati in posti cruciali quando era lui ad essere l’”uomo forte”. E che ha avuto, tra gli sconfitti, proprio l’attuale presidente del Consiglio, che è riuscito ad imporre pochissime persone di sua fiducia in ruoli di rilievo.

Ecco, quindi, cosa prefigura l’uscita di Renzi: ora che le nomine cruciali sono state fatte, il presidente del Consiglio, che è stato lasciato a gestire “da solo”, a colpi di Dpcm, la “fase 1”, può essere lasciato, “da solo”, a fungere da “capro espiatorio” del malcontento popolare che monterà, inevitabilmente, a fronte del tracollo economico che si prospetta nei prossimi mesi.

È un disegno tanto cinico quanto inaccettabile, perché le responsabilità del disastro che ci attende dovranno essere equamente suddivise tra chi, per apparente casualità della storia, si è trovato ad esercitare “pieni poteri” – ovvero Giuseppe Conte – e chi, potendo impedirlo, glielo ha consentito.

Letture - L'errore di calcolo di Bin Laden

L'articolo " Bin Laden’s Catastrophic Success " di Nelly Lahoud, pubblicato su Foreign Affairs nel settembre/ottobre 2021 , c...