lunedì 9 novembre 2009

Il Muro di Berlino non è venuto giù per caso

9 novembre 1989 - 9 novembre 2009
Ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino

Per celebrare degnamente questa data, è importante ricordare il contesto, riassunto in questo passaggio dello storico discorso di Ronald Reagan alla Porta di Brandeburgo (12 giugno 1987).

lunedì 2 novembre 2009

Franco Battiato - Inneres Auge

"La linea orizzontale ci spinge verso la materia, - quella verticale verso lo spirito - Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore - che con il tempo e ci vuole pazienza, - si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge" (F. Battiato)

mercoledì 28 ottobre 2009

A proposito di laicità dello Stato (e della politica)

""I don't see how we can have a separation of church and state in this government if you have to pass a religious test to get in this government. And I want to warn everyone in the press and all the voters out there if you demand expressions of religious faith from politicians, you are just begging to be lied to. They won't all lie to you but a lot of them will. And it will be the easiest lie they ever had to tell to get your votes. So, every day until the end of this campaign, I'll answer any question anyone has on government, But if you have a question on religion, please go to church." (Arnold Vinick, candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2006, ovviamente un politico immaginario partorito dalla mente di quel genio di Aaron Sorkin, autore di West Wing)

domenica 25 ottobre 2009

Government is the problem

"Prendiamone atto. Il nostro modello di Stato è fallito. L’etica pubblica sviluppatasi all’ombra del Molock che abbiamo edificato non somiglia a quella scandinava ma a quella dei paesi dell’est e dell’Unione sovietica prima della caduta del muro" (Giovanni Guzzetta).
E' uno dei passaggi centrali di un'analisi lucida e spietata della situazione italiana (leggi qui).
Dopo vent'anni, per l'Italia è il momento di riconoscere quello che Reagan diceva per gli Stati Uniti più di vent'anni fa: "government is not the solution to our problems. government is the problem".

sabato 24 ottobre 2009

Ffwebmagazine - Una società plurale in uno Stato neutrale

Riguardo all'insegnamento della religione nella scuola pubblica, alla luce anche del recente dibattito sulla proposta di istituire l'ora di Islam avanzata dal viceministro Adolfo Urso, consiglio vivamente la lettura di questo articolo della prof.ssa Sofia Ventura che condivido al 100%.

Ffwebmagazine - Una società plurale in uno Stato neutrale

venerdì 23 ottobre 2009

Alla ricerca della cultura della destra italiana

(Adnkronos) - In Italia "e' esistita una grande cultura di destra" che prima "e' stata uccisa dal fascismo" e successivamente "si e' trovata di fronte l'imprevisto ed imprevedibile ostacolo dell'avventura berlusconiana". Lo afferma, dalle colonne de 'Il Secolo d'Italia' lo storico Alberto Asor Rosa.

"In Italia -spiega Asor Rosa- e' esistita una grande cultura di destra (o, almeno, conservatrice o, almeno, fieramente antiprogressista). Insomma, per intenderci banalmente: Croce, Gentile, Pareto, Mosca, 'La Voce', eccetera. Questa grande cultura di destra, o per assimilazione o per una troppo tardiva contrapposizione, e' stata uccisa dal fascismo, che ha reso impossibile a lungo, per qualsiasi intellettuale degno di questo nome, d'esser di destra".

"Quando le condizioni storiche italiane si sono alleggerite e allentate, dopo anni terribili in cui hanno parlato, piu' che quelle della cultura, le voci del terrore e del sangue, rendendo possibile la ripresa di una forte cultura democratica di destra, questa si e' trovata di fronte in Italia (ahime', si', l'Italia, sempre l'Italia) ad un nuovo, imprevisto ed imprevedibile ostacolo, l'avventura berlusconiana".

mercoledì 21 ottobre 2009

Rassegna stampa: Su Tremonti e il posto fisso...

... da leggere assolutamente l'articolo di Federico Geremicca su La Stampa di oggi.

21/10/2009
Due voci nel gelo della steppa

Federico Geremicca

Stavolta Giulio Tremonti ha del tutto ragione. La sorpresa manifestata dal ministro dell’Economia di fronte al gran polverone sollevato dalla sua affermazione che «il posto fisso è un valore», è giustificata. «Non capisco i giornali - ha spiegato ieri da Lussemburgo -. Ho detto una cosa scontata: come che tra stare al caldo e stare al freddo, preferisco stare al caldo». L’esempio è perfetto.

Perché sostenere, con la crisi economica (e occupazionale) ancora imperversante, che il «posto fisso» è meglio di un contratto a tempo, è appunto come imprecare - persi nella steppa siberiana - sul fatto che il caldo è meglio del freddo. Una cosa scontata. E anche inutile, considerata la sua irrealizzabilità. Il caso, quindi, potrebbe essere considerato chiuso qui. Se non fosse che resta una domanda: perché una personalità come Tremonti - cui certo l’acume non fa difetto - una mattina qualunque decide di andare a un convegno di importanti banchieri a raccontare «cose scontate», se non proprio banali?

Fatto rimbalzare nei palazzi della politica, l’interrogativo riceve una risposta tanto vaga quanto univoca: il ministro si sta preparando. E a cosa si starebbe preparando, il ministro? Qui le opinioni divergono un po’, ma solo un po’. Secondo alcuni, starebbe scaldando i motori in vista del «dopo» (e naturalmente ci si riferisce all’unico «dopo» del quale si parla nei palazzi della politica da 15 anni a questa parte: il dopo-Berlusconi). E si starebbe preparando a questo esoterico dopo, strizzando l’occhio ai sindacati, al Pd del post-primarie, alla Lega ed alla sua base, perfino all’anima «sociale» di quella parte di An confluita nel Pdl: quasi a voler testimoniare che esiste un’altra destra, capace di fare la faccia «buona» (sul «posto fisso» e forse non solo) dopo le tante facce «cattive» mostrate dal premier. Il quale premier, però, a dimostrazione che quindici anni in politica hanno fatto anche di lui un «professionista», si è ben guardato dal dargli addosso: «Sono in totale sintonia con Tremonti», ha fatto sapere ieri. Come a dire che ora sono in due, nel gelo della steppa, a sostenere che stare al caldo è meglio che morire di freddo.

Noi, naturalmente, non sappiamo se Giulio Tremonti stia davvero accendendo i motori in vista di un sempre evocato «dopo». Si ha il sospetto, però, che precisamente questo sia quello che invece pensano il presidente del Consiglio e il suo vasto mondo di riferimento. Quando una settimana fa «Il Giornale» rivelò il contenuto della lettera riservata con la quale Tremonti invitava personalità selezionate ad un convegno Aspen nientemeno che su «Costruire il dopo e rinnovare la leadership del Paese», si è inteso che il coperchio stava per saltare. Molti, infatti - a torto o a ragione - hanno considerato lo scoop del quotidiano di famiglia alla stregua di una sorta di avvertimento politico: del genere di quelli fatti giungere nelle settimane precedenti a «nemici» come Dino Boffo ed Ezio Mauro, ma anche ad «amici» troppo scalpitanti, come Gianfranco Fini, al quale fu ricordata l’esistenza di un «dossier a luci rosse» (con seguito di querela).

E nemmeno sappiamo, in verità, se mentre scriveva la sua lettera di invito al convegno Aspen (occorre «in Italia una leadership complessiva sul piano di un consenso che non sia solo immediato e mediatico») Giulio Tremonti lo faceva sapendo di varcare un suo personalissimo Rubicone: un passo, cioè, che agli occhi del premier lo faceva rientrare a pieno titolo nel cono d’ombra dei possibili «congiurati», e dunque meritevole di sospetti e di attenzioni. Non una condizione nuova, per Tremonti, si dirà. Ed è vero. Ma forse è nuova la situazione. Il Popolo della libertà, infatti, è un ribollire di opinioni diverse circa l’opportunità di andare avanti a colpi d’ascia contro le opposizioni, i magistrati, l’informazione e compagnia cantando; la Lega reclama un clima più disteso, capace di favorire - nella seconda parte della legislatura - il varo di qualche riforma; e Fini ed i suoi seguaci non fanno mistero, e ormai da tempo, di ritenere che la rotta vada rapidamente corretta. Non proprio un quadro da calma piatta, insomma. E se in questo quadro anche Tremonti si mette a discettare della leadership futura...

Comunque sia, l’ovvia sensazione è quella di aver visto in scena solo il primo atto di una pièce tutt’altro che vicina alla fine. Un atto per il quale Tremonti sta facendo ora i conti con le critiche che gli piovono addosso da Confindustria e da ministri amici e con la controffensiva - magari solo provocatoria - della Cgil. Ieri Epifani è stato netto: «Considerate le dichiarazioni del ministro Tremonti e la nota diffusa dal presidente del Consiglio a proposito del valore del posto fisso, la Cgil chiede di avviare subito un tavolo di confronto...». Come a dire che se erano solo «cose scontate», se era insomma tutto uno scherzo, il ministro dell’Economia venisse a raccontarlo lì.


lunedì 19 ottobre 2009

Scajola sul Pdl, ovvero: "lo zelo per la tua casa [o Silvio] mi consuma"

Domanda: "Ultimamente ci sono state delle frizioni tra Berlusconi e Fini. Il Pdl scricchiola?"
Risposta: "Il Popolo della Libertà è Silvio Berlusconi. Si identifica in Berlusconi, senza Berlusconi non c'è più il Popolo della Libertà".
Comprensibile lo zelo di Scajola, che lancia un messaggio forte e chiaro ai rompiscatole interni: non ci saranno eredi di Silvio, perchè non ci sarà niente da ereditare, quindi smettetela.
Tuttavia, piccolo appunto. Nel discorso conclusivo al "Congresso" del Pdl, Berlusconi, riferendosi al nuovo "partito", aveva detto, testualmente: "Quello che abbiamo costruito durerà nel tempo e sopravviverà certamente ai suoi fondatori". Insomma, roba forte.
Se le cose stanno invece come dice Scajola, la faccenda si fa decisamente meno interessante. E non è detto che sottolinearlo aiuti.

Cose che vale la pena di leggere

L'editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di oggi.

"CATEGORIE DI UNA (BRUTTA) STAGIONE
L’estremista, il fazioso e il pluralista
Viviamo in una fa­se, simile ad al­tre della nostra storia, di incana­glimento della lotta politi­ca, siamo immersi in un clima di guerra civile vir­tuale. Siamo, pur con i no­stri difetti, una democra­zia ma rispettabili pensa­tori di altri Paesi, aizzati da demagoghi nostrani, vengono a spiegarci che viviamo sotto una dittatu­ra. Abbiamo un dibattito pubblico apertissimo ma c’è chi racconta che la li­bertà di stampa è minac­ciata. Alcuni parlano del­­l’Italia come se si trattas­se dell’Iran o della Birma­nia. Abbiamo libere e re­golari elezioni ma una parte non esigua degli elettori dello schieramen­to sconfitto non ricono­sce la legittimità del go­verno in carica (ma la stessa cosa facevano certi elettori dell’attuale mag­gioranza quando governa­vano i loro avversari).
E’ in questi momenti che conviene tornare ai «fondamentali»: che co­sa permette a una demo­crazia di sopravvivere? Di quali virtù o qualità deve essere dotata la cittadi­nanza democratica? La de­mocrazia è un regime mo­derato. Ha bisogno che a guidare i governi siano sempre forze moderate, di destra o di sinistra, e che le componenti estre­miste siano tenute a ba­da. Ma perché ciò accada occorre che, fra i cittadi­ni, prevalgano certi atteg­giamenti anziché altri. Nelle democrazie, in tut­te, la maggioranza dei cit­tadini ha interesse nullo, scarso o sporadico per la politica. E’ sempre una minoranza, magari consi­stente ma pur sempre mi­noranza, a seguire con continuità le vicende poli­tiche. Sono gli atteggia­menti prevalenti in que­sta minoranza a dettare tono e qualità della demo­crazia.
Sono tre i tipi umani che più frequentemente si incontrano in tale mi­noranza: l’estremista, il fa­zioso, il pluralista. Li indi­co nell’ordine che va dal meno al più compatibile con la democrazia. Gli estremisti veri e propri, così come qui li intendo, sono (fortunatamente) sempre pochi, anche se rumorosi e, spesso, peri­colosi. La loro presenza dipende da certe caratteri­stiche della politica, dal fatto che la politica, più di qualunque altra attivi­tà umana, si presta ad es­sere il luogo in cui si pos­sono scaricare le frustra­zioni personali. Per l’estremista la politica è una grande discarica nel­la quale egli getta la parte peggiore di sé. L’estremi­sta è uno che odia. Odia se stesso in realtà ma tra­sforma l’odio per se stes­so in odio per il «nemico politico». La politica, da­ta la sua natura competiti­va e conflittuale, si presta bene per questa operazio­ne. Lo sventurato giovane che su Facebook si è chie­sto perché nessuno abbia ancora ficcato una pallot­tola in testa a Berlusconi è una vittima del clima che gli estremisti alimen­tano (per inciso, quel brutto incidente potreb­be essere la sua fortuna: se non è uno stupido ri­fletterà, capirà che un uo­mo è tale solo se pensa con la sua testa, se non si fa comandare o suggestio­nare dal clima dominante negli ambienti che fre­quenta).
Poi c’è il fazioso. A differenza dell’estremi­sta il fazioso, come qui lo intendo, non è un caso psichiatrico. Però è spaventato dalle opinioni in contrasto con la sua. Nei mezzi di comunicazione cerca più conferme ai suoi pregiudizi che informazioni o dibattiti di idee. È rassicurato dall’idea che esista, in materia di politica, la «verità», unica, chia­ra, indiscutibile, e che egli, essendo onesto e intelligente, la conosca. Per lui, quelli che non vogliono accettare la verità in cui egli crede sono disonesti o stupidi.
Il fazioso teme lo stress che gli procure­rebbe il riconoscimento che il mondo è dav­vero complesso e ambiguo. Ha bisogno di contare su un quadro di certezze: di qua il bene, di là il male. Un grande economista, Joseph Schumpeter, diceva che spesso eccel­lenti persone, brave nel loro mestiere, sono in grado di parlare con competenza e matu­rità dei problemi della loro professione ma regrediscono all’infanzia appena comincia­no a parlare di politica: il Bene, il Male, le fate e gli orchi, gli sceriffi col cappello bian­co e i banditi col cappello nero. Il fazioso, essendo spesso tutt’altro che stupido, vive con patimento la sua contraddizione: la coe­sistenza, in lui, dell’orrore per le opinioni di­verse dalla sua e del riconoscimento della necessità del pluralismo delle opinioni in una democrazia.
C’è infine il pluralista. Accetta il fatto che il mondo sia complesso e, dunque, che non ci sia, sui fatti contingenti della politica, una Verità acquisita per sempre. Accetta che il problema sia, ogni giorno, quello (fati­coso) di impadronirsi, confrontando le opi­nioni e riflettendo sui fatti, di quel poco di precarissima «verità» che si riesce ad affer­rare. Senza abdicare alle proprie convinzio­ni più profonde non teme di ascoltare pare­ri diversi. Pensa che, se sono ben argomen­tati e presentati con garbo, possano anche arricchirlo.
Quanto più nella minoranza che si inte­ressa con continuità di politica prevale il ti­po pluralista, tanto più la democrazia è sal­da e sicura. Non è questione di destra o sini­stra o, attualmente, di berlusconiani e anti­berlusconiani. Ci sono faziosi e pluralisti di ogni tendenza. Ad esempio, la differenza fra un fazioso antiberlusconiano e un plura­lista antiberlusconiano è che per il primo Berlusconi è il nemico mentre per il secon­do è solo un avversario.
OAS_AD('Bottom1');
C’è poi la questione dell’uovo e della galli­na. Ci sono fasi in cui, entro la minoranza che segue la politica, i pluralisti si trovano in difficoltà e sembrano quasi soccombere di fronte alla prepotenza dei faziosi (sempre seguiti da un imbarazzante codazzo di estre­misti). È difficile stabilire se in quei momen­ti i faziosi prevalgono perché aizzati dalle ur­la di furbi demagoghi o se, invece, i furbi demagoghi hanno successo a causa dell’esi­stenza di una folta pattuglia di faziosi.
Angelo Panebianco19 ottobre 2009"

domenica 18 ottobre 2009

A proposito di Tony Blair Presidente del Consiglio Europeo


In effetti...

Elio e le Storie Tese - Storia di un bellimbusto - alta definizione

venerdì 16 ottobre 2009

Spot Calzedonia 2009 - Sorelle d'Italia (45")

A me questo spot piace.

lunedì 12 ottobre 2009

CHECCO ZALONE SHOW - PARODIA SU D'ADDARIO BERLUSCONI

Satira di regime?

domenica 11 ottobre 2009

Olimpiadi 2020

Giustamente il presidente del Coni Petrucci ostenta sicurezza, ma sia per Roma che per Venezia contro Hiroshima e Nagasaki sarà dura.

State of the Union

sabato 10 ottobre 2009

Dalla guerra preventiva al Nobel preventivo?

Obama premio Nobel per la pace. Decisione prematura? Decisione sbagliata che premia, per dirne una, chi si rifiuta di ricevere il Dalai Lama? Glielo revocheranno al primo bombardamento USA in Afghanistan?
In effetti, per giudicare servirebbe anche sapere quali erano gli altri 204 candidati (un record assoluto). Il problema è che le informazioni riguardanti nominations, istruttoria e pareri sono tenute segrete per cinquant'anni, quindi bisogna aspettare un po'.
La sensazione è che il Nobel a Obama sia stato conferito non solo e non tanto per quello che ha già fatto, ma precisamente per quello che si propone di fare e per come intende farlo. Ovvero, come dice il prof. Teodori oggi sul "Tempo", per la sua politica della "mano tesa".
Il punto è che qualcuno, "dall'altra parte", quella mano tesa dev'essere disposto a stringerla.
Per questo il Nobel per la pace a Obama va inteso sul piano simbolico come un tentativo molto (nord-)europeo di ingegneria politica e sociale sul piano globale. Insomma, un modo per costringere a miti consigli Stati canaglia e terroristi vari. Come potranno ora respingere la politica della "Mano tesa" di un Nobel per la pace?
Vedremo se funzionerà.

Più kebab per tutti

Al convegno "Sicurezza urbana e ordinanze dei sindaci: dal diritto costituzionale alle politiche pubbliche" che si terrà il 6 novembre 2009 presso la Facoltà di Giurisprudenza di Trento parlerò delle ordinanze anti kebab. Il titolo di questo post riassume la mia posizione al riguardo.

Berlusconi interviene a Porta a Porta e attacca Napolitano e la sinistra 08 Ottobre 2009 Parte 2/2

Da guardare, in applicazione del principio "conoscere per deliberare"

Berlusconi interviene a Porta a Porta e attacca Napolitano e la sinistra 08 Ottobre 2009 Parte 1/2

Da guardare, in applicazione del principio "conoscere per deliberare"

Napolitano: Ho firmato il Lodo Alfano, ma non chiamatemi in causa!

immagini di archivio...

giovedì 30 luglio 2009

Spot Roma 2009 (italiano) - trattenete il respiro

domenica 26 luglio 2009

JAG a Guantanamo

Al tenente colonnello Barry Wingard del JAG (quello vero) è stato ordinato di difendere un cittadino kuwaitiano accusato di atti di terrorismo e rinchiuso senza processo a Guantanamo da più di sette anni. Wingard è convinto dell'innocenza del suo assistito, e scrive ad un giornale per invocare un regolare processo.

domenica 19 luglio 2009

PAOLO BORSELLINO - Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992

venerdì 17 luglio 2009

Dopo Obamacare, perchè non Legalcare?

Dubito che sanità e spese legali possano essere paragonate così disinvoltamente, ma la provocazione non è male per capire i meccanismi di Obamacare.

Tutto liscio per Sotomayor

Come ampiamente previsto, il procedimento di conferma di Sonia Sotomayor a giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti dovrebbe concludersi senza intoppi prima della pausa estiva. Anche perchè, secondo The Nation, alcuni senatori repubblicani voteranno a favore.
Obtorto collo, i repubblicani, che non hanno nè i numeri nè le idee per mettere in piedi un serio ostruzionismo, sono costretti a rispolverare lo spirito bipartisan.

giovedì 16 luglio 2009

Marco Polo

Opera Show della Pietragalla Compagnie prodotto da Pierre Cardin Visto lunedì sera in Piazza San Marco. Da vedere. E da rivedere.

mercoledì 15 luglio 2009

Le audizioni al Senato per la conferma del giudice Sotomayor - chicche per cultori della materia

Il Wall Street Journal di oggi, coprendo le audizioni per la conferma di Sonia Sotomayor a giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, ricorda una chicca per gli addetti ai lavori: il durissimo discorso che l'allora senatore Barack Obama pronunciò per opporsi alla conferma del giudice Janice Rogers Brown a giudice della Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia.
Ecco un passaggio: "What is most ironic about this is that what Justice Brown is calling for is precisely the type of judicial activism that conservatives have been railing against for the last 50 years. Supreme Court Justice Scalia is not somebody with whom I frequently agree. I do not like a lot of his judicial approaches, but at least the guy is consistent. Justice Scalia says that, generally speaking, the legislature has the power to make laws and the judiciary should only interpret the laws that are made or are explicitly in the Constitution. That is not Justice Brown's philosophy. It is simply intellectually dishonest and logically incoherent to suggest that somehow the Constitution recognizes an unlimited right to do what you want with your private property and yet does not recognize a right to privacy that would forbid the Government from intruding in your bedroom. Yet that seems to be the manner in which Justice Brown would interpret our most cherished document".
In ogni caso, anche se a fatica, il giudice Brown ha ottenuto l'incarico, grazie all'accordo della "Gang dei 14" orchestrato anche dal senatore McCain (poi candidato repubblicano alla presidenza, sconfitto da Obama). Ed ora è componente della Corte d'Appello degli Stati Uniti per il District of Columbia, la corte federale con la giurisdizione territoriale più piccola ma più strategica, in quanto competente a decidere sugli atti di molte agenzie federali. Non a caso, da lì viene l'attuale Giudice Capo della Corte Suprema John Roberts, così come gli altri giudici Scalia, Thomas, Ginsburg. Da lì veniva Bork, nominato da Reagan ma non confermato dal Senato.
Sonia Sotomayor, invece, viene da un'altra corte d'appello, con giurisdizione territoriale che si estende a Connecticut, New York e Vermont. Con ogni probabilità sarà confermata agevolmente. Chissà se andrà a sedersi a fianco del giudice Scalia.

sabato 11 luglio 2009

CSM - maneggiare con cura

Il prof. Salvatore Mazzamuto, consigliere giuridico del ministro della giustizia Angelino Alfano (ed ex membro del CSM), deposita al Ministero della giustizia una nota con una proposta di riforma del CSM, e in quattro giorni questa finisce su Repubblica, che strilla ad un atto di sfiducia in piena regola nei confronti dell'attuale CSM.


Sotomayor verso la Corte Suprema

Lunedì iniziano le audizioni per la conferma, da parte del Senato, di Sonia Sotomayor, nominata dal Presidente Obama giudice della Corte Suprema. Il capogruppo repubblicano nel Judiciary Committe preannuncia battaglia, ma i numeri sono tutti dalla parte dei democratici.

venerdì 10 aprile 2009

Venerdì Santo

domenica 29 marzo 2009

Dopo il Congresso del PDL, è l'ora delle analisi

Il PDL è realtà.
Passata la kermesse, fioccano i commenti a caldo.
Segnalo quelli che personalmente trovo più interessanti, in ordine sparso:

Mario Sechi (imperdibile) secondo cui l'operazione PDL si inserisce in un disegno strategico di breve, medio e lungo termine, che pone le premesse della sua durata;

- secondo Luigi Crespi, il Congresso è stato un po' sottotono e non ha sortito un forte "rimbalzo" nei consensi (il Cav. non sarà contento: fra due mesi si vota!!)

mercoledì 25 marzo 2009

Riforma dell'università: che sia la volta buona?

Bolle in pentola una proposta di riforma della governance universitaria e dei concorsi, ad opera del Ministro Gelmini, che così, su due piedi, non sembra affatto male.
Tra i principali punti qualificanti:
1. Abolizione dei concorsi locali, abilitazione dei docenti su scala nazionale, poi i singoli Atenei sceglieranno i docenti di cui hanno bisogno tra coloro che hanno l'abilitazione.
Un meccanismo del genere consentirebbe comunque la creazione di "scuole" (elemento essenziale nel mondo accademico) garantendo però una valutazione del merito da parte della comunità scientifica nazionale.
2. Consigli di amministrazione delle Università composti in prevalenza da esterni (finanziatori anche pubblici, imprenditori, ex studenti affermati professionalmente); e rettori più "forti", anche perchè una delle proposte è quella di dar loro la prerogativa di scegliere alcuni o forse la maggioranza dei membri del C.d.A.
Chiaramente, tale aspetto della riforma è connesso alla maggiore importanza che, in prospettiva, assumeranno i finanziamenti "straordinari", anche privati; se è così, però, un punto che dovrà essere affrontato, inevitabilmente, sarà anche quello del meccanismo di elezione dei Rettori.
Comunque, non è ancora il momento di perderci il sonno. La storia italiana è piena di tentativi falliti di riforma della scuola e dell'università.

giovedì 19 marzo 2009

E se la crisi fa saltare il welfare padri-figli?

E' uscita una nuova indagine che ribadisce un fatto ormai notorio: questo non è un Paese per giovani.
Secondo tale indagine, ci sarebbero le condizioni per un feroce conflitto generazionale, che tuttavia non esplode perchè i padri restituiscono in privato ai giovani ciò che tolgono loro nella vita pubblica.
Ma se la crisi impedirà ai padri di "restituire", che cosa succederà? 

mercoledì 18 marzo 2009

Ddl sicurezza: ohibò, cento parlamentari del PDL battono un colpo

Ohibò, e chi se lo sarebbe aspettato.
Notizia bomba: cento parlamentari del PDL scrivono al Presidente del Consiglio chiedendogli di non porre la questione di fiducia sul ddl sicurezza. Ciò in quanto nel testo sono contenute norme inaccettabili che richiedono indispensabili correzioni; correzioni che, con la "blindatura" della questione di fiducia, diventerebbero impossibili prima dell'approvazione del testo definitivo.
Tra queste, la norma che anche noi, nel nostro piccolo, avevamo denunciato come inaccettabile, incostituzionale, e pericolosa, norma che in sostanza consente, o obbliga - non si capisce ancora bene, ma il risultato nei fatti non cambierebbe - i medici delle strutture pubbliche a denunciare all'Autorità Giudiziaria i pazienti che risultino essere immigrati clandestini, per il solo fatto, appunto, di essere clandestini.
Ohibò, e chi se lo sarebbe aspettato.
Magari Silvio, che solo qualche giorno fa agognava un Parlamento in cui votano solo i capigruppo (oltre che una "Repubblica" in cui si governa a suon di decreto legge), non la prenderà bene.
Oppure l'iniziativa dei pestiferi cento parlamentari sarà utile a Re Silvio, visto che ora calca la mano sull'idea del PDL come partito del 51%, che si candidi quindi a governare senza la Lega (ispiratrice, ovviamente, della norma contestata).
Chi lo sa. Tutto può essere.
Magari non di fronda si tratta, ma di "opposizione del Re".
Comunque sia, ciò che conta davvero, è che la norma sbagliata, pericolosa, incostituzionale, inaccettabile, che rende i medici pubblici delle guardie di frontiera non venga approvata.

lunedì 16 marzo 2009

"Pane e libertà": il sottile confine tra fiction e fantasia

Ieri sera Raiuno ha trasmesso la prima puntata della fiction Pane e libertà, dedicata alla figura del sindacalista Giuseppe di Vittorio.

È a dir poco meritoria l'idea di far conoscere al grande pubblico un personaggio oggi quasi dimenticato, ma che ha avuto un ruolo chiave nell'Italia tra le due guerre e della ricostruzione.

D'altro canto, tutte le iniziative che hanno lo scopo di raccontare quel periodo della storia d'Italia, (nonché quello successivo) meritano essere incentivate; è notorio, infatti, che troppo spesso nelle scuole superiori “non si riesce a finire il programma”, e gli studenti, in pratica, a malapena arrivano a studiare la Seconda Guerra Mondiale, per non parlare di quanto avvenuto dopo.

Per cui, in teoria, nella società dei reality show dagli ascolti record, rientra sicuramente nel concetto di servizio pubblico la realizzazione di prodotti che raccontino passaggi cruciali di quella come di altre epoche anche con il linguaggio dello spettacolo televisivo, e non solo, ad esempio,del documentario.

A rendere più intrigante il tutto, il fatto che ispiratore della fiction sia stato Pinuccio Tatarella, indimenticabile anima di Alleanza Nazionale, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Poste nel Governo Berlusconi nel 1994 e "uomo del dialogo" quando è stato vice di D'Alema nella Bicamerale, nonchè compaesano di Di Vittorio.

Ciò detto, oggi sul Corriere compare un articolo di Antonio Carioti che fa le pulci alla fiction Pane e libertà; leggendolo si apprendono cose a dir poco sconcertanti.

In pratica, alcuni passaggi decisivi della prima puntata, a quanto pare, poco nulla hanno a che fare con la verità storica.

Uno. Viene del tutto sottaciuto che Di Vittorio, come molti sindacalisti rivoluzionari dell'epoca, si schierò a favore dell'intervento dell'Italia nella Prima guerra mondiale.

Lo spettatore che nulla sa di storia è invece indotto a credere che Di Vittorio sia stato in pratica spedito al fronte dal crudele barone locale (che peraltro parte per il fronte con lo stesso treno, ovviamente con i gradi di ufficiale), barone contro il quale aveva organizzato le prime proteste dei braccianti.

Due. A un certo punto il “sindacalista della moto rossa” scampa ad un attentato (tra l'altro mentre è in compagnia di moglie e figlio neonato). Episodio ad alto tasso emotivo: peccato, però, a quanto pare, che sia del tutto inventato (anche se “verosimile”, concede Carioti).

Tre. In un'altra scena, ambientata al Comintern presieduto da Stalin nel 1929, Di Vittorio litiga con Togliatti, perchè dissente rispetto alla svolta di bollare i socialdemocratici come “socialfascisti”. Mica male questo Di Vittorio, un vero sindacalista rompiballe, pensa lo spettatore. E Stalin ci fa la figura del fasciocomunista. Peccato che anche questo episodio – apprendiamo sempre da Carioti – sia inventato. Anzi, fu proprio grazie all'esautorazione dei dirigenti ostili a quella svolta che Di Vittorio diventò capo dei sindacalisti comunisti (successivamente avrebbe avuto pesanti dissidi con Togliatti, ma su altre questioni, ovvero sul patto Molotov-Ribbentrop e sulla rivoluzione ungherese).

Insomma, a quanto pare, in molti passaggi decisivi dal punto di vista politico (soprattutto il secondo e il terzo citati) di Pane e libertà non di fiction si tratta, ma di uso sfrenato della fantasia; e questo, c'è da chiedersi, che c'entra con il servizio pubblico?

Comunque stasera c'è la seconda puntata.

domenica 15 marzo 2009

Il Made in Italy al Salone dell'Auto di Ginevra: la Fiat porta solo la 500

Si sta svolgendo in questi giorni a Ginevra il 79° Salone dell'Auto.
Dopo aver ammirato decine di supercar (tra tutte, le Ferrari e le Bugatti), il visitatore italiano vede in fondo all'enorme padiglione un nome che non può non attirarlo: "FIAT". Si avvicina speranzoso, oltrepassando lo stand della Lancia dove fa bella mostra di sè la nuova Delta, e scopre che nello stand della Fiat... sono esposte solo 500. Magnifiche, per carità, anche nella nuova versione scoperta. Però si resta un po' colpiti da quella che suona come una brutale ammissione aziendale, ovvero che la 500 è l'unico modello di cui, al momento, si può andare orgogliosi.
Un po' immalinconiti, si può per fortuna passare subito allo stand dell'Alfa Romeo, che è proprio di fianco.

mercoledì 11 marzo 2009

La ricetta di Bossi: "pagare" il referendum con l'una tantum sui redditi alti

Sorprendente l'uno-due odierno di Bossi.

Uno: abbinare il referendum alle europee sarebbe "antidemocratico" (pronta la replica dei referendari: “"E’ la prima volta che sentiamo dire che un referendum non è democratico. Che cos’è mai più democratico che dare la parola ai cittadini?”).

Due: la tassa "una tantum" sui redditi dei ricchi proposta da Franceschini "può anche andare bene in un momento di crisi, è bene che chi ha di più contribuisca".

Grandioso.

Le due cose solo apparentemente non c'entrano l'una con l'altra, ma il collegamento è chiaro.

Innanzitutto, il messaggio è: caro Silvio, non fare scherzi, affossa il referendum, o faccio balenare al PD (che sostiene, almeno a parole, il referendum) la possibilità di un accordo.

Il tutto, però, con un occhio all’equilibrio di bilancio.

E' noto che i referendari, per opporsi alle manovre leghiste, hanno dimostrato che il mancato abbinamento del referendum alle europee costerebbe al contribuente, cioè a tutti noi, nientepopodimenochè 400 milioni di euro. Ed hanno coniato il brillante slogan “Lega sprecona”.

Nessun problema, dice Bossi: con l'"una tantum" si rastrellano 500 milioni. Quindi, si "paga" la data ad hoc per il referendum (ovviamente per affossarlo), e restano anche 100 milioni per l'attuale "momento di crisi". Non è geniale?

Silvio, quella del voto unico dei capigruppo è vecchia

"Proposta vecchia e impossibile".
Così Gianfranco Fini ha liquidato la boutade (questa è la corretta definizione) di Silvio Berlusconi, che alla "convention" dei parlamentari del PDL ha proposto che a votare in Parlamento siano solo i capigruppo. Salva - troppa grazia... - la possibilità per i parlamentari dissenzienti dello stesso gruppo di esprimere il proprio voto contrario o dichiarare l'astensione.
Fini ha ragione quando dice che si tratta di una proposta vecchia.
Anzi, potremmo dire che si tratta di un vecchio pallino di Berlusconi, che la buttò lì all'assemblea di Confindustria nel 2003.
C'è chi dice che anche in altri sistemi ci sono meccanismi simili. Può essere, urge verificare.
Ma il punto, qui , è un altro.
Nel 2003 la proposta di Berlusconi non suscitò il clamore di oggi per la semplice ragione che al tempo era ancora in vigore il "Mattarellum", un sistema misto di maggioritario e proporzionale che manteneva quantomeno una parvenza di collegamento tra rappresentante eletto ed elettore (certo, con tutti i malcostumi italioti del caso, come i candidati "paracadutati" in altri collegi, il recupero dei trombati nel proporzionale, eccetera eccetera).
In quel contesto, la proposta di Berlusconi poteva essere al più considerata come una "forzatura" nella discussione sulla riforma dei regolamenti parlamentari, che va avanti da tempo.
Ma il problema è che oggi non abbiamo più nemmeno il "Mattarellum", ma il "porcellum" tanto caro alla Lega, che rende quello italiano un Parlamento di "nominati" dalle oligarchie di partito.
Pertanto, oggi, Berlusconi propone un sistema in cui, in sostanza, al massimo una decina di persone decidano i candidati (e, di fatto, la composizione del Parlamento), e al massimo un paio di fidi esecutori (in commissione, in aula) o poco più votino in Parlamento (salva la possibilità per i dissenzienti di votare contro o astenersi).
Chiaramente, in tempi di crisi in cui i sentimenti "anti-casta" sono fomentati dai privilegi dei parlamentari (l'ultima è stata il pranzo a 1,50 euro alla buvette del Senato), la proposta di Berlusconi non può che avere l'effetto classico delle sue battute: fare inviperire la sinistra, far ghignare i pasdaran berlusconiani, e mettere nell'angolo gli oppositori interni, facendoli sembrare esponenti della "vecchia politica".
Rischia di passare in secondo piano, di conseguenza, che il sistema che Berlusconi desidera (da tempo) non ha nulla a che fare con una democrazia moderna, oltre ad essere incostituzionale. Per chi ha voglia di approfondire, rimando a questo interessante contributo di Salvatore Curreri, che si riferiva alla proposta del 2003 con un titolo che suona quasi profetico:"Ispirazioni (e tentazioni) sovietiche". Oggi verrebbe quasi da pensare che Berlusconi abbia raccolto un suggerimento dell'amico Putin...
Speriamo però che Fini abbia ragione anche sul fatto che si tratta di una proposta "impossibile".
D'altro canto, è banale, è proprio alla luce del rapporto tra Berlusconi e Fini che va letta l'uscita di Silvio sul voto unico dei capigruppo.
In questi giorni, Fini stava segnando un paio di punti non da poco nella dialettica interna al Pdl.
Il Presidente della Camera ha piegato i "pianisti", costringendo i deputati a votare con le impronte digitali, al fine di risolvere un vergognoso malcostume immortalato più volte anche da programmi satirici come "Striscia la notizia".
Per di più, ieri stava facendo rumore un'intervista di Fini che "lanciava" il Cav. al Quirinale.
Come al solito, Berlusconi ha azzerato la discussione, travolgendola con battute più o meno efficaci.
Così facendo, Silvio ha ridimensionato il valore politico dell'operazione "anti-pianisti" del Presidente della Camera, facendo capire che lui - "uomo del fare" - avrebbe trovato un sistema molto più pratico e più spiccio - quello, appunto, del voto unico ai capigruppo - per risolvere il problema di "pianisti" e assenteisti.
Che poi tale sistema non abbia nulla a che fare con una moderna democrazia occidentale, poco importa. Tanto è solo una battuta.

lunedì 9 marzo 2009

Lo Stato canaglia è qui

Piero Ostellino ha scritto un libro che dice già tutto nel titolo: "Lo Stato canaglia. Come la cattiva politica continua a soffocare l'Italia".



domenica 8 marzo 2009

Nasce il PDL, ma AN non si scioglie...?

In tutta Italia si stanno svolgendo i congressi provinciali di AN, in preparazione di quello nazionale prodromico al congresso costitutivo del PDL.
Funzionerà il matrimonio tra FI, AN e componenti minori del partito unitario del centrodestra?
Dal Congresso provinciale di Verona giunge una notizia molto interessante, che l'amico Paolo Longhi (giustamente) definisce "un imbattibile medicinale"...