9 novembre 1989 - 9 novembre 2009
Ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino
Per celebrare degnamente questa data, è importante ricordare il contesto, riassunto in questo passaggio dello storico discorso di Ronald Reagan alla Porta di Brandeburgo (12 giugno 1987).
lunedì 9 novembre 2009
Il Muro di Berlino non è venuto giù per caso
lunedì 2 novembre 2009
Franco Battiato - Inneres Auge
"La linea orizzontale ci spinge verso la materia, - quella verticale verso lo spirito - Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore - che con il tempo e ci vuole pazienza, - si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge" (F. Battiato)
mercoledì 28 ottobre 2009
A proposito di laicità dello Stato (e della politica)
""I don't see how we can have a separation of church and state in this government if you have to pass a religious test to get in this government. And I want to warn everyone in the press and all the voters out there if you demand expressions of religious faith from politicians, you are just begging to be lied to. They won't all lie to you but a lot of them will. And it will be the easiest lie they ever had to tell to get your votes. So, every day until the end of this campaign, I'll answer any question anyone has on government, But if you have a question on religion, please go to church." (Arnold Vinick, candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2006, ovviamente un politico immaginario partorito dalla mente di quel genio di Aaron Sorkin, autore di West Wing)
domenica 25 ottobre 2009
Government is the problem
sabato 24 ottobre 2009
Ffwebmagazine - Una società plurale in uno Stato neutrale
venerdì 23 ottobre 2009
Alla ricerca della cultura della destra italiana
(Adnkronos) - In Italia "e' esistita una grande cultura di destra" che prima "e' stata uccisa dal fascismo" e successivamente "si e' trovata di fronte l'imprevisto ed imprevedibile ostacolo dell'avventura berlusconiana". Lo afferma, dalle colonne de 'Il Secolo d'Italia' lo storico Alberto Asor Rosa.
"In Italia -spiega Asor Rosa- e' esistita una grande cultura di destra (o, almeno, conservatrice o, almeno, fieramente antiprogressista). Insomma, per intenderci banalmente: Croce, Gentile, Pareto, Mosca, 'La Voce', eccetera. Questa grande cultura di destra, o per assimilazione o per una troppo tardiva contrapposizione, e' stata uccisa dal fascismo, che ha reso impossibile a lungo, per qualsiasi intellettuale degno di questo nome, d'esser di destra".
"Quando le condizioni storiche italiane si sono alleggerite e allentate, dopo anni terribili in cui hanno parlato, piu' che quelle della cultura, le voci del terrore e del sangue, rendendo possibile la ripresa di una forte cultura democratica di destra, questa si e' trovata di fronte in Italia (ahime', si', l'Italia, sempre l'Italia) ad un nuovo, imprevisto ed imprevedibile ostacolo, l'avventura berlusconiana".
mercoledì 21 ottobre 2009
Rassegna stampa: Su Tremonti e il posto fisso...
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lunedì 19 ottobre 2009
Scajola sul Pdl, ovvero: "lo zelo per la tua casa [o Silvio] mi consuma"
Cose che vale la pena di leggere
E’ in questi momenti che conviene tornare ai «fondamentali»: che cosa permette a una democrazia di sopravvivere? Di quali virtù o qualità deve essere dotata la cittadinanza democratica? La democrazia è un regime moderato. Ha bisogno che a guidare i governi siano sempre forze moderate, di destra o di sinistra, e che le componenti estremiste siano tenute a bada. Ma perché ciò accada occorre che, fra i cittadini, prevalgano certi atteggiamenti anziché altri. Nelle democrazie, in tutte, la maggioranza dei cittadini ha interesse nullo, scarso o sporadico per la politica. E’ sempre una minoranza, magari consistente ma pur sempre minoranza, a seguire con continuità le vicende politiche. Sono gli atteggiamenti prevalenti in questa minoranza a dettare tono e qualità della democrazia.
Sono tre i tipi umani che più frequentemente si incontrano in tale minoranza: l’estremista, il fazioso, il pluralista. Li indico nell’ordine che va dal meno al più compatibile con la democrazia. Gli estremisti veri e propri, così come qui li intendo, sono (fortunatamente) sempre pochi, anche se rumorosi e, spesso, pericolosi. La loro presenza dipende da certe caratteristiche della politica, dal fatto che la politica, più di qualunque altra attività umana, si presta ad essere il luogo in cui si possono scaricare le frustrazioni personali. Per l’estremista la politica è una grande discarica nella quale egli getta la parte peggiore di sé. L’estremista è uno che odia. Odia se stesso in realtà ma trasforma l’odio per se stesso in odio per il «nemico politico». La politica, data la sua natura competitiva e conflittuale, si presta bene per questa operazione. Lo sventurato giovane che su Facebook si è chiesto perché nessuno abbia ancora ficcato una pallottola in testa a Berlusconi è una vittima del clima che gli estremisti alimentano (per inciso, quel brutto incidente potrebbe essere la sua fortuna: se non è uno stupido rifletterà, capirà che un uomo è tale solo se pensa con la sua testa, se non si fa comandare o suggestionare dal clima dominante negli ambienti che frequenta).
Poi c’è il fazioso. A differenza dell’estremista il fazioso, come qui lo intendo, non è un caso psichiatrico. Però è spaventato dalle opinioni in contrasto con la sua. Nei mezzi di comunicazione cerca più conferme ai suoi pregiudizi che informazioni o dibattiti di idee. È rassicurato dall’idea che esista, in materia di politica, la «verità», unica, chiara, indiscutibile, e che egli, essendo onesto e intelligente, la conosca. Per lui, quelli che non vogliono accettare la verità in cui egli crede sono disonesti o stupidi.
Il fazioso teme lo stress che gli procurerebbe il riconoscimento che il mondo è davvero complesso e ambiguo. Ha bisogno di contare su un quadro di certezze: di qua il bene, di là il male. Un grande economista, Joseph Schumpeter, diceva che spesso eccellenti persone, brave nel loro mestiere, sono in grado di parlare con competenza e maturità dei problemi della loro professione ma regrediscono all’infanzia appena cominciano a parlare di politica: il Bene, il Male, le fate e gli orchi, gli sceriffi col cappello bianco e i banditi col cappello nero. Il fazioso, essendo spesso tutt’altro che stupido, vive con patimento la sua contraddizione: la coesistenza, in lui, dell’orrore per le opinioni diverse dalla sua e del riconoscimento della necessità del pluralismo delle opinioni in una democrazia.
C’è infine il pluralista. Accetta il fatto che il mondo sia complesso e, dunque, che non ci sia, sui fatti contingenti della politica, una Verità acquisita per sempre. Accetta che il problema sia, ogni giorno, quello (faticoso) di impadronirsi, confrontando le opinioni e riflettendo sui fatti, di quel poco di precarissima «verità» che si riesce ad afferrare. Senza abdicare alle proprie convinzioni più profonde non teme di ascoltare pareri diversi. Pensa che, se sono ben argomentati e presentati con garbo, possano anche arricchirlo.
Quanto più nella minoranza che si interessa con continuità di politica prevale il tipo pluralista, tanto più la democrazia è salda e sicura. Non è questione di destra o sinistra o, attualmente, di berlusconiani e antiberlusconiani. Ci sono faziosi e pluralisti di ogni tendenza. Ad esempio, la differenza fra un fazioso antiberlusconiano e un pluralista antiberlusconiano è che per il primo Berlusconi è il nemico mentre per il secondo è solo un avversario.
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C’è poi la questione dell’uovo e della gallina. Ci sono fasi in cui, entro la minoranza che segue la politica, i pluralisti si trovano in difficoltà e sembrano quasi soccombere di fronte alla prepotenza dei faziosi (sempre seguiti da un imbarazzante codazzo di estremisti). È difficile stabilire se in quei momenti i faziosi prevalgono perché aizzati dalle urla di furbi demagoghi o se, invece, i furbi demagoghi hanno successo a causa dell’esistenza di una folta pattuglia di faziosi.
Angelo Panebianco19 ottobre 2009"
domenica 18 ottobre 2009
venerdì 16 ottobre 2009
lunedì 12 ottobre 2009
domenica 11 ottobre 2009
Olimpiadi 2020
State of the Union
sabato 10 ottobre 2009
Dalla guerra preventiva al Nobel preventivo?
Più kebab per tutti
Berlusconi interviene a Porta a Porta e attacca Napolitano e la sinistra 08 Ottobre 2009 Parte 2/2
Da guardare, in applicazione del principio "conoscere per deliberare"
Berlusconi interviene a Porta a Porta e attacca Napolitano e la sinistra 08 Ottobre 2009 Parte 1/2
Da guardare, in applicazione del principio "conoscere per deliberare"
giovedì 30 luglio 2009
domenica 26 luglio 2009
JAG a Guantanamo
domenica 19 luglio 2009
venerdì 17 luglio 2009
Dopo Obamacare, perchè non Legalcare?
Tutto liscio per Sotomayor
giovedì 16 luglio 2009
Marco Polo
Opera Show della Pietragalla Compagnie prodotto da Pierre Cardin Visto lunedì sera in Piazza San Marco. Da vedere. E da rivedere.
mercoledì 15 luglio 2009
Le audizioni al Senato per la conferma del giudice Sotomayor - chicche per cultori della materia
sabato 11 luglio 2009
CSM - maneggiare con cura
Sotomayor verso la Corte Suprema
venerdì 10 aprile 2009
domenica 29 marzo 2009
Dopo il Congresso del PDL, è l'ora delle analisi
mercoledì 25 marzo 2009
Riforma dell'università: che sia la volta buona?
giovedì 19 marzo 2009
E se la crisi fa saltare il welfare padri-figli?
mercoledì 18 marzo 2009
Ddl sicurezza: ohibò, cento parlamentari del PDL battono un colpo
Notizia bomba: cento parlamentari del PDL scrivono al Presidente del Consiglio chiedendogli di non porre la questione di fiducia sul ddl sicurezza. Ciò in quanto nel testo sono contenute norme inaccettabili che richiedono indispensabili correzioni; correzioni che, con la "blindatura" della questione di fiducia, diventerebbero impossibili prima dell'approvazione del testo definitivo.
Tra queste, la norma che anche noi, nel nostro piccolo, avevamo denunciato come inaccettabile, incostituzionale, e pericolosa, norma che in sostanza consente, o obbliga - non si capisce ancora bene, ma il risultato nei fatti non cambierebbe - i medici delle strutture pubbliche a denunciare all'Autorità Giudiziaria i pazienti che risultino essere immigrati clandestini, per il solo fatto, appunto, di essere clandestini.
Ohibò, e chi se lo sarebbe aspettato.
Magari Silvio, che solo qualche giorno fa agognava un Parlamento in cui votano solo i capigruppo (oltre che una "Repubblica" in cui si governa a suon di decreto legge), non la prenderà bene.
Oppure l'iniziativa dei pestiferi cento parlamentari sarà utile a Re Silvio, visto che ora calca la mano sull'idea del PDL come partito del 51%, che si candidi quindi a governare senza la Lega (ispiratrice, ovviamente, della norma contestata).
Chi lo sa. Tutto può essere.
Magari non di fronda si tratta, ma di "opposizione del Re".
Comunque sia, ciò che conta davvero, è che la norma sbagliata, pericolosa, incostituzionale, inaccettabile, che rende i medici pubblici delle guardie di frontiera non venga approvata.
lunedì 16 marzo 2009
"Pane e libertà": il sottile confine tra fiction e fantasia
Ieri sera Raiuno ha trasmesso la prima puntata della fiction Pane e libertà, dedicata alla figura del sindacalista Giuseppe di Vittorio.
È a dir poco meritoria l'idea di far conoscere al grande pubblico un personaggio oggi quasi dimenticato, ma che ha avuto un ruolo chiave nell'Italia tra le due guerre e della ricostruzione.
D'altro canto, tutte le iniziative che hanno lo scopo di raccontare quel periodo della storia d'Italia, (nonché quello successivo) meritano essere incentivate; è notorio, infatti, che troppo spesso nelle scuole superiori “non si riesce a finire il programma”, e gli studenti, in pratica, a malapena arrivano a studiare la Seconda Guerra Mondiale, per non parlare di quanto avvenuto dopo.
Per cui, in teoria, nella società dei reality show dagli ascolti record, rientra sicuramente nel concetto di servizio pubblico la realizzazione di prodotti che raccontino passaggi cruciali di quella come di altre epoche anche con il linguaggio dello spettacolo televisivo, e non solo, ad esempio,del documentario.
A rendere più intrigante il tutto, il fatto che ispiratore della fiction sia stato Pinuccio Tatarella, indimenticabile anima di Alleanza Nazionale, vicepresidente del Consiglio e ministro delle Poste nel Governo Berlusconi nel 1994 e "uomo del dialogo" quando è stato vice di D'Alema nella Bicamerale, nonchè compaesano di Di Vittorio.
Ciò detto, oggi sul Corriere compare un articolo di Antonio Carioti che fa le pulci alla fiction Pane e libertà; leggendolo si apprendono cose a dir poco sconcertanti.
In pratica, alcuni passaggi decisivi della prima puntata, a quanto pare, poco nulla hanno a che fare con la verità storica.
Uno. Viene del tutto sottaciuto che Di Vittorio, come molti sindacalisti rivoluzionari dell'epoca, si schierò a favore dell'intervento dell'Italia nella Prima guerra mondiale.
Lo spettatore che nulla sa di storia è invece indotto a credere che Di Vittorio sia stato in pratica spedito al fronte dal crudele barone locale (che peraltro parte per il fronte con lo stesso treno, ovviamente con i gradi di ufficiale), barone contro il quale aveva organizzato le prime proteste dei braccianti.
Due. A un certo punto il “sindacalista della moto rossa” scampa ad un attentato (tra l'altro mentre è in compagnia di moglie e figlio neonato). Episodio ad alto tasso emotivo: peccato, però, a quanto pare, che sia del tutto inventato (anche se “verosimile”, concede Carioti).
Tre. In un'altra scena, ambientata al Comintern presieduto da Stalin nel 1929, Di Vittorio litiga con Togliatti, perchè dissente rispetto alla svolta di bollare i socialdemocratici come “socialfascisti”. Mica male questo Di Vittorio, un vero sindacalista rompiballe, pensa lo spettatore. E Stalin ci fa la figura del fasciocomunista. Peccato che anche questo episodio – apprendiamo sempre da Carioti – sia inventato. Anzi, fu proprio grazie all'esautorazione dei dirigenti ostili a quella svolta che Di Vittorio diventò capo dei sindacalisti comunisti (successivamente avrebbe avuto pesanti dissidi con Togliatti, ma su altre questioni, ovvero sul patto Molotov-Ribbentrop e sulla rivoluzione ungherese).
Insomma, a quanto pare, in molti passaggi decisivi dal punto di vista politico (soprattutto il secondo e il terzo citati) di Pane e libertà non di fiction si tratta, ma di uso sfrenato della fantasia; e questo, c'è da chiedersi, che c'entra con il servizio pubblico?
Comunque stasera c'è la seconda puntata.
domenica 15 marzo 2009
Il Made in Italy al Salone dell'Auto di Ginevra: la Fiat porta solo la 500
mercoledì 11 marzo 2009
La ricetta di Bossi: "pagare" il referendum con l'una tantum sui redditi alti
Sorprendente l'uno-due odierno di Bossi.
Uno: abbinare il referendum alle europee sarebbe "antidemocratico" (pronta la replica dei referendari: “"E’ la prima volta che sentiamo dire che un referendum non è democratico. Che cos’è mai più democratico che dare la parola ai cittadini?”).
Due: la tassa "una tantum" sui redditi dei ricchi proposta da Franceschini "può anche andare bene in un momento di crisi, è bene che chi ha di più contribuisca".
Grandioso.
Le due cose solo apparentemente non c'entrano l'una con l'altra, ma il collegamento è chiaro.
Innanzitutto, il messaggio è: caro Silvio, non fare scherzi, affossa il referendum, o faccio balenare al PD (che sostiene, almeno a parole, il referendum) la possibilità di un accordo.
Il tutto, però, con un occhio all’equilibrio di bilancio.
E' noto che i referendari, per opporsi alle manovre leghiste, hanno dimostrato che il mancato abbinamento del referendum alle europee costerebbe al contribuente, cioè a tutti noi, nientepopodimenochè 400 milioni di euro. Ed hanno coniato il brillante slogan “Lega sprecona”.
Nessun problema, dice Bossi: con l'"una tantum" si rastrellano 500 milioni. Quindi, si "paga" la data ad hoc per il referendum (ovviamente per affossarlo), e restano anche 100 milioni per l'attuale "momento di crisi". Non è geniale?


